In una intervista su La Stampa, Luciano Sammarone, il direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, esprime tutta la sua rabbia e la sua indignazione per quanto accaduto alla povera orsa Amarena, uccisa perché sparata da un cittadino residente alla periferia di San Benedetto dei Marsi nel cortile di casa. Ha ucciso “una femmina, una super mamma, che ha avuto la sola colpa di incappare nell’ignoranza e nella cattiveria umana”, dice il direttore. “Amarena era una super mamma, aveva avuto diversi cuccioli, e girava spesso non solo nel Parco ma anche nei paesi. Ma non era problematica e non era nemmeno così confidente con le persone. Quello che è certo è ora serviranno almeno sette anni per avere una nuova Amarena e dobbiamo sperare che ci sia questo ricambio”. Sammarone precisa che Amarena “non aveva mai attaccato. In un video di due giorni fa, circolato sui social, si vedeva l’orsa muoversi tra i vicoli del borgo di San Sebastiano dei Marsi, mentre faceva strada ai suoi cuccioli tra lo stupore dei turisti. Nelle immagini si vedeva un ragazzino a meno di 5 metri da Amarena”. Cosa ne sarà dei cuccioli lasciati orfani? “Stiamo monitorando la situazione ma in questo momento abbiamo due cuccioli in una zona molto complicata, dove sarà difficile catturarli per riportarli in una zona più tranquilla. Anche solo due cani randagi potrebbero aggredirli. Sono in pericolo”. Il direttore del parco conclude la sua intervista con alcune considerazioni: “Io non voglio parlare di clima d’odio, anche perché il rischio è quello di alimentarlo. Amarena ha sempre girato in montagna e nei paesi e fino a ieri nessuno le aveva fatto del male e nessuno si era lamentato della convivenza con lei e i suoi cuccioli. Dopo quanto è successo in Trentino con gli orsi si era parlato del “modello abruzzese”, ma quanto è accaduto ieri è la dimostrazione che non è tutto oro ciò che luccica: basta un singolo episodio per rovinare tutto. La povera JJ4, di cui abbiamo parlato per tanto, da 5 mesi è chiusa dentro il recinto del Casteller e non uscirà da lì. Abbiamo ottenuto un risultato? È su questo che dobbiamo ragionare: più che parlare di clima d’odio bisogna continuare a lavorare sulla cultura della convivenza con l’orso”.
