Arriva lo stop della Bce sugli extraprofitti delle banche. “Non va usata per risanare il bilancio”, scrive l’istituto nel parere sull’imposta e va usata “con cautela” per evitare che impatti sulla qualità creditizia degli istituti.
Sono diversi, però, i punti dolenti secondo la Bce: “Limitare la capacità degli enti creditizi di mantenere posizioni patrimoniali adeguate” potrebbe “mettere a repentaglio una regolare trasmissione delle misure di politica monetaria”.
E ancora: essendo una tantum bisogna “evitarne l’uso a fini generali di risanamento di bilancio”.
Questi rilievi non sembrano destinati ad incidere sulla volontà del Governo di portare avanti una norma che potrebbe fruttare, come sottolinea Meloni, “qualcosa meno” di tre miliardi: la tassa, rivendica, “non ha un intento punitivo” e si andrà avanti.
Per Matteo Salvini, invece, “Quello che pensa la Bce dell’intervento economico dell’Italia sulle banche mi interessa relativamente. Il decreto arriva in Parlamento, che è sovrano e io sono assolutamente convinto che, se a fine anno le banche italiane, invece di avere profitti superiori a 20 miliardi ce l’avranno di 2-3 in meno e i soldi verranno usati per gli stipendi, non soffriranno”. Insomma, avanti sulla misura che potrebbe comunque cambiare in Senato.
Oggi alle 12.00 scade il termine per gli emendamenti al decreto asset che contiene la norma e FI proporrà delle modifiche. Intanto nella maggioranza non manca chi torna in pressing sull’aumento di qualche punto del deficit 2024 per liberare risorse.
In ogni caso qualcosa di più sul quadro effettivo dei numeri anche in vista della Nadef si potrà capire dopo la riunione di Ecofin ed Eurogruppo di questo fine settimana a Santiago de Compostela al quale parteciperà il ministro Giancarlo Giorgetti e dal quale potrebbe emergere, tra l’altro, qualche chiarimento anche sulle modifiche al Patto di stabilità.
