Gli 83 interventi, presentano elementi di debolezza e criticità cubano in totale 95,5 miliardi distribuiti nella 6 Missioni del Piano.
Di questi 83 interventi, 46 (per un valore di 54,4 miliardi) riguardano opere infrastrutturali localizzate per il 50% del valore (oltre 27 miliardi) nel Mezzogiorno d’Italia.
Sta in questi numeri l’allarme lanciato ieri dallo Svimez in audizione sul Pnrr dinanzi alle commissioni riunite bilancio e politiche Ue di Camera e Senato. Il governo ha promesso che i progetti esclusi dal Piano saranno finanziati con i fondi della politica di coesione ma anche su questo punto, secondo Svimez, è necessario operare un distinguo.
In particolare, le misure escluse dalle Missioni 2 e 5 del Pnrr “appaiono coerenti, rispettivamente, con gli Obiettivi 2 e 4 del Fesr”. Stesso discorso per le misure di Repower Eu, collocabili nell’ambito degli Obiettivi 1 (Innovazione) e 2 (Transizione Verde).
A complicare le cose anche i vincoli di concentrazione tematica sugli Obiettivi strategici 1 e 2 previsti dalla programmazione europea 2021-2027 che, secondo Svimez, rendono difficile trovare adeguata copertura finanziaria per gli interventi Pnrr di carattere sociale di responsabilità dei comuni.
Per Svimez non tutti gli interventi soggetti a definanziamento erano identificati come critici nella Relazione del maggio scorso. Allora perché il definanziamento? Secondo Svimez una delle ragioni potrebbe essere il fatto che i progetti in essere rientranti nelle misure a titolarità dei Comuni, rischiassero di non ottemperare alla cosiddetta clausola Dnsh, ossia la condizionalità che vuole che gli interventi del Pnrr non arrechino nessun danno significativo all’ambiente (Do No Significant Harm).
In particolare, ponendo il focus sul capitolo più corposo (quasi 15 miliardi) relativo alla Transizione verde e all’efficientamento energetico, emerge che tale strumento assorbe una quota rilevante delle risorse, specialmente attraverso le misure “Transizione Green 5.0” (4.040 milioni) e “Autoconsumo di energia da rinnovabili” (1.500 milioni). Un’impostazione che secondo Svimez “rischia di ridurre ulteriormente il potenziale trasformativo del Pnrr, complessivamente inteso”.
“Se le finalità sono infatti quelle di ridurre la vulnerabilità strutturale nel comparto energetico e rinforzare l’autonomia strategica europea nel lungo periodo, il piano avrebbe dovuto piuttosto assumere un approccio di politica industriale maggiormente focalizzato su strumenti di accompagnamento alla trasformazione strutturale dell’apparato produttivo”, conclude l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno.
