Specifica il ministro Guido Crosetto, anche se “la disponibilità c’è, per ora è soltanto una dichiarazione d’intenti”. Il titolare della Difesa chiarisce che si sta verificando la fattibilità di costruire l’ottavo pacchetto: “Ci sono due aspetti: uno politico, che è ciò di cui ha parlato Tajani, e poi c’è la parte tecnica, per vedere cosa si è in grado di dare senza mettere in pericolo la necessità di preservare la Difesa italiana”.
Del resto, già nel gennaio scorso si era posta la questione di un parziale svuotamento dei magazzini e di dover ripristinare le scorte che servono per la Difesa nazionale. Solo in Italia serviranno due anni per recuperare il quantitativo munizionamento, senza contare i sistemi di difesa avanzata forniti a Kiev in collaborazione con la Francia, come il Samp-T.
Secondo alcune ipotesi l’invio potrebbe riguardare sistemi o munizioni di contraerea e apparecchiature antidrone. Tutto dipenderà però dalle disponibilità nei depositi della Difesa. La minore disponibilità di armi non è comunque l’unico effetto portato della guerra: “Ieri abbiamo avuto una conferenza telefonica con i nostri alleati, in cui ho posto questo problema: inflazione prezzi, energia, migrazione, sono tutte conseguenze del conflitto.
Impattando sui cittadini generano una resistenza o rischiano di generare una stanchezza nell’opinione pubblica. Se vogliamo difendere l’Ucraina con forza dobbiamo anche fare attenzione a queste conseguenze”; “Sostenere l’Ucraina è non solo giusto ma anche il modo migliore per difendere l’interesse nazionale”, ha ribadito Giorgia Meloni.
