Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a sciogliere gli ultimi nodi, poi il premieriato vedrà la luce per cominciare il suo lungo iter parlamentare.
Confermata l’elezione “a suffragio universale e diretto” del Presidente del Consiglio appoggiato da una coalizione che otterrebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento (anche se questa disposizione va affiancata a una nuova legge elettorale), i dubbi nel centrodestra riguardano soprattutto la modifica che impedisce i ribaltoni e i cambi di maggioranza
La bozza del nuovo articolo 94 della Costituzione prevede che in caso di premier sfiduciato e dimissionario, infatti, il capo dello Stato potrà assegnare un nuovo incarico solo allo stesso premier eletto alle urne o a un parlamentare eletto nelle liste a lui collegate.
C’è chi, come Ignazio La Russa e la stessa Giorgia Meloni, vorrebbe una norma più stringente, così da favorire il ritorno al voto in caso di crisi di governo: l’ipotesi è quella di ridurre a una sola volta la facoltà del presidente della Repubblica di incaricare un premier alternativo, per tornare obbligatoriamente alle urne in caso di nuova sfiducia o di dimissioni.
Inoltre, dovrebbe essere confermata l’abolizione della nomina dei senatori a vita. Un’altra cosa certa viene ribadita dalla Meloni: “L’autonomia differenziata cammina di pari passo con il premierato, le due cose si tengono insieme” perché, spiega, “oggi il grande vulnus è dato dal fatto che le regioni hanno un’autorevolezza e una stabilità che mancano al governo centrale, perché il presidente del Consiglio non è eletto direttamente. Se vuoi dare ulteriori poteri alle regioni virtuose, devi avere i giusti contrappesi”.
Nel frattempo, si sarà concluso anche l’iter sull’autonomia al Senato e dopo la tornata elettorale potrà esserci il cambio di camera tra i due provvedimenti, che a quel punto potranno procedere parallelamente.
