Riforme e legge di Bilancio: da un lato, tensioni sul disegno di legge costituzionale varato dal Cdm la settimana scorsa, che introduce un premierato all’italiana, dall’altro la manovra che oggi comincia il suo iter in Senato con le audizioni delle parti sociali.
Su entrambi i fronti la premier Giorgia Meloni, il Governo e la maggioranza sono allineatissimi, anche se fonti parlamentari non negano che ci sia un confronto interno per aprire ad alcune modifiche del premierato, così come ad aggiustamenti della legge di bilancio da affidare a un maxiemendamento.
L’obiettivo non dichiarato della premier è arrivare a un referendum confermativo nel 2025, e su questo l’opposizione attacca: “Credo che se si andasse al referendum” e i cittadini bocciassero la riforma “Meloni, nonostante abbia messo le mani avanti, dovrebbe necessariamente trarne le conseguenze” dice Giuseppe Conte.
Non si esclude che le opposizioni possano trovare una convergenza anche nel merito e presentare una proposta unitaria alternativa al premierato. Né il Pd né i 5 Stelle hanno infatti mai nascosto di prediligere un modello che si avvicini a quello tedesco e che ieri è stato rilanciato dal leader di Azione Carlo Calenda: “Si tratta di un modello molto consolidato e che, dal 90, ha prodotto quattro cancellieri invece dei nostri quattordici presidenti del Consiglio, e dieci Governi invece dei nostri ventidue esecutivi”.
Pronta la risposta della ministra Elisabetta Casellati, secondo la quale “è una strumentalizzazione inutile” parlare di indebolimento del presidente della Repubblica con l’introduzione del premierato, e chi lo dice lo fa “sapendo di mentire”.
