L’esigenza della maggioranza è quello di cercare il maggior consenso possibile e senza snaturare quella che è già una soluzione di “compromesso”.
Da giorni il Governo difende la bontà di una riforma che renderà il premier e assicura, che con la legge elettorale sarà garantita “una soglia adeguata” per assegnare il premio di maggioranza.
Cifra “risibile”, va subito all’attacco il Pd, pronto a dare battaglia con le altre opposizioni.
La speranza della maggioranza è che la riforma costituzionale arrivi la prossima settimana, quando, compatibilmente con la conclusione del voto sull’autonomia differenziata, la commissione Affari Costituzionali, guidata da Fdi con Alberto Balboni, potrebbe già avviare l’esame, che potrebbe portare, è l’auspicio della Ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, a un primo via libera già “in due, tre mesi”: certo, “è il Parlamento che detta i tempi, non strozzerò mai il dibattito”, garantisce.
La battaglia tra maggioranza e opposizione toccherà anche la legge elettorale su cui Casellati ha più volte dichiarato di stare già lavorando.
Quello che è certo è che lo scontro è già accesissimo e la soglia per il premio di maggioranza è al centro del dibattito: il bonus del 55% partendo da una soglia “sopra il 30%”, si scalda il dem Dario Parrini, è una “rassicurazione di nessun valore”, intanto perché Fazzolari fa finta che “non esistano sentenze della Corte Costituzionale” che vogliono l’asticella oltre il 40% per la “sovrarappresentanza di una maggioranza nella traduzione dei voti in seggi”, e poi perché stare sotto il 50% per l’assegnazione del premio di maggioranza renderebbe l’Italia “un’anomalia assoluta a livello europeo”, visto che nei “quattordici paesi” la soglia arriva grazie ad un “secondo turno e ballottaggio”.
