Dopo Fs e Poste c’è anche Eni tra gli osservati speciali per il piano di privatizzazioni del Governo. Il Mef non commenta, ma è certo che l’incasso stimato aggiungerebbe un tassello utile nell’ambizioso piano di vendere ai privati fino all’1% del Pil, pari a circa 20 miliardi, in un orizzonte pluriennale.
Dal Mef, che è oggi azionista di controllo della società con una quota del 32,4%, arriva un no comment ma i rumors bastano a portare il titolo del Cane a Sei Zampe sulle montagne russe in Borsa, dove chiude poco mosso a -0,3%.
Il tema delle privatizzazioni è in cima alle priorità del Mef e il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ne ha parlato proprio con gli investitori istituzionali al forum di Davos.
Nella mappa delle possibili privatizzazioni ci sono poi Fs e Poste, citate qualche settimana fa dalla stessa premier Giorgia Meloni nella conferenza d’inizio anno: per Poste, che a dicembre è stata oggetto d’indiscrezioni che parlavano di un processo di privatizzazione già in corso ma prontamente smentito dal Mef, si punta a ridurre la quota senza ridurre il controllo pubblico; mentre per Fs l’idea è di aprire il capitale a privati con quote minoritarie.
E invece partita e si punta a chiudere entro l’anno la privatizzazione di Mps: l’uscita del Tesoro è iniziata a novembre con la vendita del 25% per 920 milioni e il Ministro Giancarlo Giorgetti si è già detto fiducioso.
