Sabato Giorgia Meloni, torna a indossare i panni della leader di partito e il pubblico in piazza del Popolo.
Tra toni alti, ammiccamenti e balletti, la premier chiede ai suoi di non lasciarla sola in questo passaggio che potrebbe “fare la storia”, anche perché una maggioranza di centrodestra in Europa, visto il “nervosismo” a sinistra, potrebbe essere obiettivo “meno lontano” di quanto si possa immaginare.
Meloni dal palco non nomina Ursula von der Leyen, così come non nomina Marine Le Pen, l’altra “signora” delle eurodestre.
Non si sofferma proprio sulle alleanze se non per ribadire quel “mai con la sinistra” che scalda le migliaia di militanti e simpatizzanti arrivati a Roma.
I ministri, da Carlo Nordio a Eugenia Roccella, si aggirano in maniche di camicia e cappellini per la piazza.
Con l’asticella fissata quindi al 26% di diciotto mesi fa e il timore che la bassa affluenza possa essere penalizzante. “Dipende da voi, andate a votare”, ripete la presidente del Consiglio invitando a scegliere tra un’Europa “ideologica, centralista, nichilista, sempre più tecnocratica” e “un’Europa, coraggiosa, fiera, che non dimentica le sue radici”.
Basta “super Stato”, è la promessa di Meloni, ma un’Europa che “fa meno e meglio”, che fissa gli obiettivi, dall’energia alla transizione green, ma lascia “agli Stati la scelta” delle tecnologie.
Avanti quindi con le riforme, a partire dal premierato, che “non va giù a Pd e M5S”. Ne ha per i Dem, e per il movimento guidato da Giuseppe Conte, che ha mostrato “coerenza nel tradire tutte le promesse”.
Rilancia la sua difesa di fronte agli “insulti” del governatore della Campania Vincenzo De Luca e poi passa a Schmit, che in un dibattito con gli altri candidati alla presidenza della commissione ha parlato dei conservatori come forza “non democratica”: “Elly, è una domanda semplice, condividi sì o no” l’affondo verso la segretaria del Pd.
