Di Andrea Franchi
L’ultimo dibattito televisivo a Dritto e Rovescio ha mostrato un acceso confronto tra l’ex generale Roberto Vannacci e una spettatrice sul tema dell’ascesa al potere di Benito Mussolini.
Al netto della polemica, entrambi hanno evidenziato imprecisioni sostanziali, offrendo l’occasione per ristabilire i fatti storici con ordine e chiarezza.
1. Mussolini non fu “eletto dal popolo”: la confusione di Vannacci
Vannacci sostiene che Mussolini sarebbe arrivato al governo grazie a una “vittoria elettorale”.
La realtà è diversa.
Mussolini partecipò alle elezioni, sì, ma:
La sua salita al potere fu dunque il prodotto di una decisione monarchica, non di un voto popolare.
2. Un parallelo utile: ciò che accadde con il primo Governo Conte
Per comprendere la differenza tra essere presenti alle elezioni ed avere un mandato di governo, vale un confronto con un episodio recente.
Nel 2018:
Il risultato fu il Governo Conte I, nato da un accordo parlamentare tra M5S e Lega, varato dal Presidente Mattarella nel rispetto delle prerogative costituzionali.
È un esempio di come, anche in una democrazia stabile, il capo del governo possa emergere da:
senza essere “il vincitore delle elezioni”.
Se questo è vero in un sistema democratico maturo, lo è ancor più nel 1922, quando Mussolini arrivò al potere senza maggioranza, senza mandato popolare e senza alcuna investitura elettorale.
Il paragone serve a chiarire un punto:
essere presenti alla competizione elettorale non significa essere stati scelti dal popolo per governare.
3. L’errore della spettatrice: la Marcia su Roma non fu un colpo di Stato classico
Se Vannacci confonde le elezioni, la spettatrice sbaglia sul concetto di “colpo di Stato”.
Un colpo di Stato implica:
La Marcia su Roma non ebbe tali caratteristiche.
Fu piuttosto:
Il momento decisivo non fu la forza militare, ma la rinuncia della monarchia a difendere l’ordine liberale.
Tecnicamente, quindi, non un golpe classico, ma una forzatura istituzionale.
4. La dittatura non nasce nel 1922
Altro errore comune: Mussolini non divenne dittatore appena nominato.
Il regime venne costruito tra il 1925 e il 1926 con:
La trasformazione dall’Italia liberale al regime fascista fu graduale e deliberata.
Conclusione: perché serve precisione storica
Il confronto tra Vannacci e la spettatrice ha mostrato due visioni opposte, ma entrambe incomplete.
La storia va ricordata senza semplificazioni:
Comprendere queste sfumature è essenziale per evitare che la memoria storica venga usata come arma retorica, svilita o deformata.
