Fino ad ora il Governo ha stabilito un sistema di chiusure “a singhiozzo” fino al 7 gennaio, giorno in cui scadrà la zona rossa nazionale. Fino ad allora l’Italia sarà in semi-lockdown, con la sola eccezione del 4 gennaio (giorno arancione).
Adesso, però, si guarda avanti. Il DPCM del 15 gennaio avrà il difficile compito di equilibrare le riaperture delle attività produttive e della scuola con il controllo della curva dei contagi. Il timore più grande è di ritrovarsi alle porte della primavera con numeri di casi e decessi esorbitanti. Sembra infatti chiaro, ormai, che l’arrivo dei vaccini in questa fase non riuscirà a contenere la diffusione del coronavirus.
Venerdì 15 gennaio scadono il decreto legge n.158 del 2 dicembre e il DPCM del 3 dicembre. Il primo ha bloccato i confini regionali dal 21 dicembre al 6 gennaio. Il secondo, invece, è quello che ha rinnovato il sistema a zone colorate.
Questo prevede tre livelli di misure restrittive, a seconda della situazione epidemiologica delle singole Regioni. Si passa dalla zona gialla, il livello minimo, che non prevede particolari restrizioni oltre quella del coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, alla zona arancione, che non permette spostamenti fuori dal Comune salvo casi di necessità e lavoro, e alla zona rossa, che non permette spostamenti fuori casa salvo casi di necessità e lavoro.
Bar e ristoranti sono aperti soltanto in zona gialla, mentre nelle altre due è consentito l’asporto. Cinema, teatri, musei, palestre e piscine sono chiusi in tutta Italia.
L’obiettivo del nuovo DPCM sarà, probabilmente, quello di prevedere indicazioni più precise e stabili per le Regioni in modo da evitare il caos normativo fra disposizioni locali e nazionali cui, purtroppo, ci siamo dovuti abituare.
Una parte della strada è già paventata. Il presidente del Consiglio è stato molto chiaro: il sistema delle zone gialle, arancioni e rosse rimarrà in vigore ancora per molto tempo. Potrebbe tuttavia arrivare una modifica relativa ai parametri che sanciscono il passaggio di una Regione all’altra.
Altro nodo è quello della scuola, strettamente connesso a quello dei trasporti pubblici. “Le prefetture hanno adottato i documenti operativi all’esito dei lavori dei tavoli di coordinamento scuola-trasporti istituiti in tutte le province in vista della ripresa” delle attività, ha fatto sapere il Viminale.
L’ordinanza del 24 dicembre del ministro della Salute Roberto Speranza ha ridotto la presenza in classe al 50% solo per la prima settimana di riapertura, dal 7 al 15 gennaio. Valutata la situazione epidemiologica delle prime due settimane del 2021, il nuovo DPCM potrebbe stabilire le regole sulle lezioni in presenza, a seconda della zona in cui si trova la singola Regione.
