Il 31 dicembre è arrivato il via libera dei prefetti per la ripresa della didattica in presenza per i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado, con una percentuale del 50% fino al 15 gennaio, data in cui scadrà il dpcm attualmente in vigore: “Le prefetture hanno adottato i documenti operativi all’esito dei lavori dei tavoli di coordinamento Scuola-trasporti istituiti in tutte le province in vista della ripresa, dal 7 gennaio, dell’attività didattica in presenza”.
Dopo il 15 gennaio, più probabilmente dal 18, la didattica in presenza potrebbe essere portata al 75%. Ma come ha ricordato il viceministro alla Salute Sileri questo non significa che le scuole resteranno aperte fino a giugno. Tutto dipenderà dalla curva epidemiologica: “Siamo pronti a riaprire le scuole, ma con azioni chirurgiche in caso di contagi fuori controllo. Così come se ci saranno focolai ben definiti sarà necessario fare passi indietro. Dobbiamo abituarci a uno stop and go, questa sarà la nostra routine e andremo avanti così per gran parte del 2021”, ha spiegato in un’intervista.
Il nodo cruciale da sciogliere, per poter ridurre al 50% la didattica a distanza, è stato quello del trasporto pubblico. In un’intervista al Corriere della Sera Arrigo Giana, presidente di Agens, l’Agenzia confederale dei trasporti, spiega: “Le scuole rappresentano l’8-10 per cento del traffico totale, non è una percentuale preponderante, ma in una situazione in cui c’è un limite di capienza del trasporto al 50 per cento e già i mezzi sono pieni al 45, o abbassi le altre categorie di pendolari e le sposti al di fuori della fascia oraria dalle 7 alle 9 e permetti così di avere lo spazio sufficiente e necessario perché gli studenti possano andare in sicurezza a scuola. È fondamentale lo scaglionamento di tutte le categorie che utilizzano il Tpl”.
“In una giornata pre Covid come questa sui mezzi del trasporto viaggiavano 15 milioni di persone in tutta Italia” mentre oggi “sono circa 6 milioni. Pari a una percentuale che varia tra il 40 e il 45 per cento. Con una tendenza a salire”, aggiunge Giana. Per questo sono stati stanziati 300 milioni di euro per pagare mezzi pubblici aggiuntivi, che evitino gli assembramenti che si erano registrati all’inizio dell’anno. Tutti i mezzi messi a disposizione per potenziare i trasporti saranno già in servizio dal 7, per testare la capacità del sistema di reggere con il nuovo afflusso.
Per questo è stato necessario scaglionare gli ingressi a scuola: gli studenti non entreranno tutti insieme, ma l’ingresso in alcuni casi sarà fissato anche alle 10. Le lezioni a quel punto potrebbero terminare anche alle 16. Anche se Veneto, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Molise hanno già fatto sapere che manterranno l’orario di entrata alle 8. Negli istituti che non lo prevedevano già l’orario scolastico potrebbe protrarsi fino al sabato. Le lezioni per le superiori inoltre saranno più corte, massimo 45-50 minuti, proprio per evitare che le lezioni si protraggano oltre le 16 del pomeriggio. Le lezioni che non si potranno fare in presenza verranno recuperate comunque con la didattica da remoto.
