Europa: manifatturiero in ripresa, ma con questi rischi

In Europa, nello specifico nella zona euro, la crescita manifatturiera ha mostrato una certa resilienza nel mese di gennaio. Il ritmo dell’industria, sebbene più lento rispetto a dicembre, è stato comunque positivo, nonostante il continente si trovi ancora impantanato – e bloccato – dalla pandemia.

Cosa raccontano i dati del PMI manifatturiero europeo e perché i rischi per il settore industriale sono ancora all’orizzonte.

Lockdown, misure restrittive ancora in corso e carenza nell’approvvigionamento sono i campanelli di allarme per l’industria della zona euro.

Nonostante il settore manifatturiero sia da considerare in ripresa, al contrario del comparto servizi ancora affossato dalla pandemia, i rischi di contrazione restano all’orizzonte.

La situazione attuale può essere così fotografata: con i contagi in aumento in Europa, i Paesi hanno costretto settori importanti dell’industria dei servizi a chiudere i battenti, lasciando il solo comparto produttivo a sostenere l’economia. Le fabbriche, infatti, sono rimaste in gran parte aperte.

L’indice PMI (Manufacturing Purchasing Managers ’Index) finale di IHS Markit è sceso a 54,8 a gennaio dal 55,2 di dicembre, anche se era leggermente superiore alla stima iniziale di 54,7. I risultati sono stati migliori delle attese anche per Germania, Italia, Francia.

Chris Williamson, chief business economist presso IHS Markit, ha commentato:

“La produzione manifatturiera della zona euro ha continuato ad espandersi a un ritmo sostenuto all’inizio del 2021, sebbene la crescita si sia indebolita al minimo dall’inizio della ripresa, poiché nuove misure di blocco e la carenza di approvvigionamento pongono ulteriori sfide ai produttori di tutta la regione.”

Con le restrizioni in corso, un rilevatore che misura i tempi di consegna è sceso a 31,6 da 34,4, suggerendo che le fabbriche stanno facendo fatica a ottenere le materie prime di cui hanno bisogno. L’indice è stato inferiore solo una volta dall’inizio della rilevazione a metà del 1997, al culmine della pandemia dell’anno scorso.

“La carenza di approvvigionamento ha nel frattempo messo il potere dei prezzi nelle mani dei fornitori, spingendo in alto i costi delle materie prime. L’aumento dei prezzi di spedizione si aggiunge all’onere”, ha affermato Williamson.

Nonostante l’incremento vertiginoso dei costi di produzione, le fabbriche hanno aumentato i propri prezzi a un ritmo inferiore rispetto a dicembre. Tuttavia, con la speranza che i vaccini in fase di lancio consentano un certo ritorno alla normalità, l’ottimismo per l’anno a venire è salito ai massimi di tre anni.

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