Merkel tenta di risolvere il caos UE sui vaccini? Sì, ma a favore della Germania

La cancelliera è sotto pressione, oggetto di critiche in patria per una campagna di vaccinazioni anti-covid che non decolla, a causa dei ritardi delle case farmaceutiche. Come una Arcuri nostrana (ma più efficace?), Angela Merkel ha deciso di prendere le redini del cavallo imbizzarrito che è il caos europeo dei vaccini. Amore per l’Europa? Macché: l’obiettivo è rispondere alle polemiche in Germania.

Si comincia con un maxi-vertice in videoconferenza con i dirigenti delle case farmaceutiche Biontech, Pfizer, CureVac, Idt, Moderna, Astra-Zeneca, Johnson e Johnson, Sanofi e Bayer. Tutte loro hanno firmato contratti con la Commissione europea per la fornitura delle dosi. A far parte dello squadrone di Angela Merkel ci sono anche i governatori dei Land e i ministri della Salute, degli Esteri, Economia, Finanza e Giustizia. Al tavolo anche due commissari europei della Commissione Von der Leyen, Stella Kyriakides (Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare) e Thierry Breton (Commissario europeo per il mercato interno e i servizi).

Il tentativo di ripartire dopo una battuta d’arresto molto grave se visto in ottica delle elezioni federali del 26 settembre prossimo, subito sfruttata nelle campagne elettorali degli oppositori della cancelliera, del Cdu e di tutti gli alleati di governo. Angela Merkel tenterà di far meglio del Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, travolta dalle critiche per la gestione (sfuggita di mano) del contratto di AstraZeneca. Anche la cancelliera, infatti, viene accusata per i fallimenti del piano europeo per le vaccinazioni.

Prima del maxi-vertice, i dati diffusi parlavano di una Germania pronta a ricevere un totale di 222 milioni di vaccini entro la fine dell’estate. Ma qualcosa deve essere andato storto perché solo entro il primo trimestre, il paese potrà contare su 11 milioni scarsi di dosi da Biontech-Pfizer, 1,8 milioni da Moderna e 5,6 milioni da Astra-Zeneca. Sarà stato deluso Jens Spahn, Ministro della Salute, che voleva raggiungere l’immunità di gregge entro la fine dell’estate: di questo passo, accusa l’opposizione, ci vorranno altri due anni prima di raggiungerla.

Da qui l’importanza del vertice per la Merkel. Sulla carta qualche risultato positivo l’ha avuto. Da Astrazeneca è riuscita a ottenere 9 milioni di dosi in più entro la fine di marzo, rispetto ai 31 milioni promessi dall’azienda anglo-svedese quando ha annunciato la riduzione delle consegne.

Troppe poche dosi rispetto a quelle necessarie. La Merkel, quindi, indossa l’elmetto e si sposta ad est, da Putin. Del resto, non è un mistero che da Berlino stiano aiutando i russi che producono lo Sputnik a fornire la documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione dell’Agenzia europea del farmaco ‘Ema’. Ma Spahn si sposta ancora di più, e non solo conferma la via russa, ma aggiunge che anche quella cinese è una possibilità da considerare. Anzi, tutte le vie sono percorribili: qualunque vaccino, precisa Spahn, “può essere considerato sicuro ed efficace, indipendentemente dal paese in cui viene prodotto”.

La Merkel, quindi, gioca per la sua squadra, a dispetto di una unione europea con gli altri stati. La filosofia sembra essere che in guerra ogni arma è lecita. Il caos vaccini aumenta la pressione sui leader politici di tutti i paesi Ue, ma quanti di loro vorranno mettere da parte il benessere del proprio paese e dei propri cittadini per perseguire l’obiettivo europeo?

I commissari presenti all’incontro, Stella Kyriakides e Thierry Breton sono fiduciosi che la via comunitaria sia l’unica perseguibile, e i loro tweet subito dopo l’incontro ne sono la prova:

I mesi futuri saranno una sfida. Dobbiamo continuare a lavorare insieme in solidarietà per trovare soluzioni e costruire fiducia, con l’obiettivo di distribuire vaccini ai cittadini al più presto possibile. La Commissione europea farà la sua parte.

Stella Kyriakides

Abbiamo bisogno di un forte partenariato pubblico/privato per garantire capacità di produzione autonome dell’Unione europea. Abbiamo anche discusso con i produttori di vaccini per affrontare gli attuali ‘colli di bottiglia’ nella catena di approvvigionamento.

Thierry Breton

I mesi futuri saranno davvero una sfida, soprattutto se continueranno ad ignorare che sul successo della strategia europea dei vaccini si gioca una grossa fetta dell’unità europea.

MM

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