Per i contratti a termine è possibile la proroga senza causale anche nel decreto Sostegno? Fino a quando?
La risposta potrebbe essere sì, ma si tratterebbe solo di una delle 3 ipotesi sul tavolo del governo.
Per i contratti a tempo determinato nella procedura semplificata, con una deroga al decreto Dignità per quel che riguarda proroghe e rinnovi, scade il 31 marzo 2021 come disposto dalla Legge di Bilancio 2021, procedura tra le altre cose che è dura da inizio emergenza.
Gli ultimi dati sui contratti a termine parlano di un crollo il che va a penalizzare maggiormente le donne.
Il ministero del Lavoro di Andrea Orlando allora, pensando al prossimo decreto Sostegno, con il MEF sta valutando come procedere per la proroga senza causali o meno dei contratti a termine.
Ricordiamo che il 31 marzo scade anche il blocco dei licenziamenti e nel decreto Sostegno dovrebbe entrare la proroga come anche la cassa integrazione Covid prorogata per tutto il 2021.
Vediamo per i contratti a termine quali sono le ipotesi per la proroga e i dati del crollo.
I contratti a termine sono crollati e pertanto la proroga senza causale ancora per un po’, fino al 30 giugno, sembra una delle tre ipotesi al vaglio del governo da inserire nel prossimo decreto Sostegno.
A essere penalizzate sono state soprattutto le donne alle quali principalmente, come gli esperti sostengono, sono affidati i contratti a termine. Dal 1° aprile le imprese si troverebbero a dover applicare sui contratti a termine, anche quelli in somministrazione, le regole previste dal decreto Dignità.
Ma quali sono le ipotesi sul tavolo del governo per i contratti a termine nel prossimo decreto Sostegno? Sono tre come abbiamo detto e nel dettaglio:
- superamento della regola delle causali per i rinnovi e proroghe affidandosi ai contratti collettivi di categoria;
- mini-proroga fino al 30 giugno delle deroghe al decreto Dignità per le proroghe e i rinnovi dei contratti a termine e di quelli in somministrazione;
- proroga al 31 dicembre dei contratti a tempo determinato senza causale.
A oggi e fino al 31 marzo 2021 i contratti a termine si possono rinnovare o prorogare senza causale fino a un massimo di 12 mesi senza dover indicare il motivo, con la causale quindi, del perché quel contratto non viene trasformato a tempo indeterminato come previsto dal decreto Dignità.
La deroga riguarda anche il limite delle quattro proroghe per ogni contratto a termine. Considerando che tre assunzioni su quattro sono a termine è necessario che il governo intervenga al più presto sui contratti a tempo determinato e quindi con il decreto Sostegno laddove per la decisione finale e i dettagli occorre attendere forse proprio il prossimo fine settimana.
Per i contratti a termine le elaborazioni ISTAT con il ministero del Lavoro hanno messo in luce il crollo dei contratti a termine nel 2020 a causa della pandemia, ecco perché un intervento in tal senso è necessario.
Lo scorso anno i contratti a termine sono crollati di 393mila unità. I contratti a termine attivati nel 2020 sono stati 1,4 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Molti infatti, con le numerose attività chiuse, sono stati i rapporti di lavoro a termine cessati e non rinnovati.
Il mese in cui si sono registrate più perdite di contratti a termine e di posti di lavoro è stato aprile 2020 con 432mila attivazioni in meno rispetto allo stesso mese 2019. Con una ripresa nei mesi estivi i contratti a termine di nuova attivazione sono crollati poi in autunno fino al -195mila di dicembre.
Ovviamente in questo crollo dei contratti a termine rientra chiaramente il blocco del settore turistico e alberghiero che si serve di questa tipologia di assunzione.
Nel 2020 i contratti di lavoro a termine hanno coinvolto 3,4 milioni di lavoratori e al 2 marzo 2021 poco più del 20% risultano ancora attivi, ma si tratta infatti di contratti che durano molto poco, uno su tre meno di 30 giorni.
