Lucia Azzolina, “La scuola poteva restare aperta, vi spiego perché”
Riportiamo integralmente l’articolo scritto da Lucia Azzolina per Huffpost.

Non accadeva esattamente da un anno, marzo 2020. Secondo i dati di Tuttoscuola circa 7 milioni di studenti, da oggi, tornano in Dad. Smettono di frequentare la scuola in presenza e restano a casa.

Con una punta di orgoglio mi sento di dire che forse, proprio oggi, ci rendiamo conto del peso (ma anche della lungimiranza) della decisione del Governo precedente di lasciare sempre aperto tutto il primo ciclo, anche in zona rossa. Una decisione che fu sofferta, difficile: nel Paese in cui ci sono amministratori che definiscono “snob” quelli che vogliono andare a scuola, fu una scelta per nulla scontata. Grazie alla quale, da settembre ad oggi, cioè nell’anno scolastico in corso, la nostra scuola è “tornata in Europa”. I dati ufficiali dell’Unesco dicono che il nostro Paese è in media per numero di giorni in presenza, meglio di tanti altri Paesi europei.

So bene che la retorica dei “due Matteo” (fateci caso, hanno metodi di propaganda molto simili) ha cercato di far passare l’idea che sulla scuola non si sia fatto nulla, tranne i mitici banchi a rotelle. Non è andata così. Lavori di edilizia che hanno permesso di ricavare 40.000 aule in più nelle nostre scuole, 70.000 docenti e Ata in più, patti di comunità con il territorio e con il terzo settore, studenti a far lezione anche nei musei e nelle pinacoteche, protocolli di sicurezza, 11 milioni di mascherine al giorno, e anche, sì certo, 2 milioni e mezzo di banchi monoposto. Indispensabili per il distanziamento. Tutto questo è servito a ripartire, a riaprire.

Ora invece si torna indietro. Ma non era meglio evitare di dire che “didattica a distanza crea disuguaglianza”? Uno dei tanti messaggi di queste prime settimane del nuovo Governo, smentiti però dalla realtà delle decisioni prese.

Prima di arrivare alla chiusura totale si potevano e si dovevano tentare altre strade. Tanto per cominciare dare mascherine Ffp2 a tutto il personale, sono settimane che lo dico. E poi: perché non fare delle rotazioni e abbassare la percentuale di presenza senza arrivare al 100% anche per il I ciclo? Diamo ai ragazzi almeno la prospettiva di qualche giorno a settimana in cui dover fare lo zaino e prepararsi ad andare in classe a condividere momenti di vita scolastica e sociale con i compagni. Non ultimo, il tema dei tamponi: ho chiesto test rapidi per mesi e ho fatto firmare alle Regioni un impegno scritto a garantire una corsia preferenziale alle scuole sul tracciamento. Era dicembre. Ho scritto e dato al Mef una norma per finanziare convenzioni per le scuole anche con il privato (norma congelata per colpa della crisi). A che punto siamo? Cosa è stato fatto? O meglio: si vuole fare qualcosa in questa direzione o ci si è arresi all’idea della via più facile?

Se davvero la scuola è considerata una priorità e non un peso, la chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado è una misura eccessiva. È stato detto che le “varianti incidono maggiormente dai 10 anni in su”. Perché allora chiudere nidi, infanzia e primaria? Si possono conoscere i dati che motivano questa scelta? Mi sarei aspettata almeno la tutela dei più piccoli e delle loro famiglie (quasi sempre mamme che devono fare i conti con gestione dei bambini e del lavoro).

Mi sarei aspettata la tutela dei figli di chi opera nei servizi pubblici essenziali. Così è stato per mesi, oggi non più. Il Ministero dell’Istruzione, qualche giorno fa, prima ha detto di sì, poi ha fatto marcia indietro. Ora mamme e papà, medici o infermieri non hanno più la possibilità di mandare i figli in classe. Figli di persone già vaccinate, ricordiamolo.

Dispiace.

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