Reddito di Cittadinanza, Orlando: possibile sospensione dei pagamenti

Ci sarà una riforma del Reddito di Cittadinanza: ne ha parlato al Senato il nuovo Ministro del Lavoro e del Welfare, Andrea Orlando, presentando gli obiettivi del suo programma. E tra le proposte per cambiare il RdC, c’è anche quella che porta alla sospensione del beneficio per chi trova un nuovo lavoro.

Di riforma del Reddito di Cittadinanza si parla da mesi: già nel secondo Governo Conte era emersa la necessità di modificare alcuni aspetti della misura per renderla più efficiente, in modo da intervenire laddove non ha funzionato come si sperava. Ad esempio, si cercherà di intervenire per spingere i beneficiari del Reddito di Cittadinanza ad accettare un nuovo lavoro, anche se di breve durata; e ancora, servirà procedere potenziando la rete dei servizi che si occupano della presa in carico dei percettori del RdC.

Orlando non ha parlato di cancellare il Reddito di Cittadinanza, il che conferma che Mario Draghi non intende rinunciare ad una misura che in questi mesi si è rivelata molto importante per le famiglie. Sarà compito del Comitato scientifico nominato dal Ministro Orlando – come tra l’altro era richiesto dalla legge – studiare una serie di proposte utili per migliorare la misura. Al momento nel Comitato ci sono diversi esperti, come pure referenti di Inps, Anpal e Inap: ma presto, come richiesto da Orlando, potrebbe esserci anche un rappresentante dei Comuni.

E proprio i Comuni dovranno avere un ruolo più centrale rispetto ad oggi. Serve potenziare la rete dei servizi per coloro che prendono il Reddito di Cittadinanza e si trovano in una situazione di bisogno. Per questo motivo, Orlando ritiene sia di fondamentale importanza dare al più presto “piena attuazione del Piano straordinario di rafforzamento dei Centri per l’Impiego”. Le risorse ci sono, in quanto sono state stanziate dalla legge istitutiva del Reddito di Cittadinanza, adesso serve solamente che le Regioni pubblichino al più presto tutti i bandi necessari per il reclutamento di 11.600 nuovi operatori.

Ma servirà anche migliorarne l’integrazione con la rete dei servizi territoriali, quali appunto i servizi sociali del Comune, o anche i servizi sanitari, così da dare una risposta efficace a quei beneficiari con “bisogni complessi”. E ancora, sempre in merito ai servizi pubblici per il lavoro, Orlando ritiene sia importante prevedere delle specifiche azioni formative per gli operatori, come anche la creazione della Rete nazionale degli Osservatori regionali del mercato del Lavoro e il completamento dell’interoperabilità dei sistemi informativi con il sistema nazionale.

Insomma, servirà mettere a punto quella fase due che ancora oggi, per diversi aspetti, sembra essere ferma al palo.

Un altro aspetto su cui dovrà intervenire il Ministero del Lavoro è quello riguardante i requisiti del Reddito di Cittadinanza. Ancora molti poveri, infatti, vengono esclusi dalla possibilità di richiedere il sostegno, il che dimostra che servirà rivederne i requisiti. In particolare, come spiegato giorni fa dalla sociologa Chiara Saraceno, presidente del Comitato che dovrà valutare il Reddito di Cittadinanza, potrebbe essere ripensato il parametro dell’ISEE, come pure l’obbligo di residenza da almeno 10 anni in Italia.

Ma la novità più importante è quella annunciata da Orlando al Senato. Il Ministro del Lavoro, infatti, ha dichiarato che è “allo studio una disposizione per permettere ai percettori di Reddito di Cittadinanza di lavorare temporaneamente sospendendo il beneficio del RdC senza subire la perdita o la riduzione dell’assegno”.

Una sospensione del Reddito di Cittadinanza dovrebbe rappresentare un incentivo per accettare un nuovo lavoro. Oggi, infatti, chi trova un nuovo lavoro rischia di perdere il diritto al Reddito di Cittadinanza, trovandosi di nuovo senza nulla qualora l’attività dovesse poi cessare. Nel caso in cui la novità annunciata da Orlando dovesse essere introdotta, allora l’assegno riprenderà a decorrere in via automatica – senza necessità di presentare una nuova domanda – al termine dell’attività lavorativa. Un po’ come succede oggi con la sospensione della NASpI nei primi sei mesi del nuovo rapporto di lavoro.

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