Sul debito pubblico

Mark Dowding, Chief Investment Officer di BlueBay Asset Management si fa portavoce di una prospettiva sui titoli di Stato differente da quanto attuato finora. A differenza dell’uscita dalla grande recessione del 2008-09, Dowding si dice convinto che le misure di austerity, come tasse e riduzione della spesa pubblica, non siano realmente necessarie. Di seguito le sue parole che abbiamo attinto dal sito Investing.com: “L’Unione Europea deve rendersi conto che le politiche monetarie adottate finora per contrastare la crisi indotta dalla pandemia sono ancora troppo restrittive, ed è per questo che è rimasta bloccata, con tassi di interesse negativi e inflazione sotto il target. Per risolvere il problema occorrono più acquisti di asset e una politica fiscale ancora più espansiva, altrimenti si rischia di compromettere la capacità dell’economia europea di continuare a crescere. In altre parole, l’austerity è l’ultima cosa di cui c’è bisogno in questo momento, mentre la cancellazione del debito non deve essere un tabù”. Spiega Dowding che i debiti potrebbero restare in modo permanente nelle casseforti delle banche centrali, limitandone gli effetti negativi sull’economia soprattutto dopo il forte incremento del debito pubblico conseguente alla crisi pandemica da covid.

Poiché il debito pubblico è posseduto in larga parte dalle banche centrali questo implicherebbe, che il problema dei pagamenti degli interessi nel tempo non si pone. Quando l’attività economica si normalizzerà, non ci sarà necessità delle Banche Centrali di ridurre il proprio bilancio e rivendere sul mercato le obbligazioni acquistate che possono essere “dimenticate”. Secondo Dowding che le banche centrali distruggano materialmente i bond, li trasformino in obbligazioni ad un millennio con cedola zero o continuino a detenerli all’infinito rifinanziandoli ad ogni scadenza, non cambia il discorso.

Del punto di svolta quindi saranno protagoniste le politiche monetarie che le banche centrali andranno ad attuare post pandemia. Ma se per Giappone e USA la “nazionalità” delle banche centrali implica una continuazione della politica tenuta anche precedentemente alla pandemia (il rapporto debito/PIL degli USA è arrivato al 106% e quello del Giappone supera il 300%) , con la BCE il discorso potrebbe essere differente poiché dovrà mettere d’accordo più “attori nazionali”.

Infatti con gli stati nordici, capeggiati dalla Germania, contrari ad ogni cancellazione per la convinzione di una cattiva disciplina fiscale del sud Europa, il discorso diventa intricato. Ma entrando nel dettaglio, l’Italia, ricorda Dowding, ha una storia di avanzo primario (differenza fra spesa pubblica ed entrate al netto del costo del debito pubblico e misura la differenza tra entrate ed uscite dello Stato) non indifferente ed è molto meno irresponsabile fiscalmente. Per questo i timori nordici sono considerati eccessivi e la BCE anziché diventare il motore trainante con i trattati istitutivi risulta limitata nel finanziamento monetario.

Prosegue Dowding: “è un momento storico mai vissuto in precedenza, con tassi di interesse negativi inimmaginabili vent’anni fa. Le regole fissate nella fondazione della BCE vanno riviste, con la consapevolezza che ciascun Paese ha bisogno dell’intera Unione. La cancellazione del debito garantirebbe un beneficio equo e proporzionale a ciascun Paese dell’Unione. L’approccio migliore sarebbe lo stesso usato dalla Bce per acquistare obbligazioni basato sul criterio del ‘capital key’ (acquisto di debito sovrano in proporzione alla quota che ogni paese possiede nell’azionariato della BCE)”.

Le posizioni di Dowding le riteniamo di buon senso e necessarie per affrontare realmente e concretamente la pandemia ed il post pandemia. Non è saggio caricarsi di altro debito da lasciare alle generazioni future che ne limiterà ancora di più l’attività. Il debito pubblico italiano è una palla al piede dell’economia nazionale ed un forte freno al decollo della stessa. Che l’Italia rimanga impantanata in questo ambiente fa comodo ad altre nazioni che ne approfittano rilanciando le proprie economie in una competizione in cui gli arbitri sono i governi centrali. Le regole istitutive della UE sono vetuste ed inadatte ad affrontare questa situazione. Si sa che le specie animali che sono sopravvissute nei secoli sono quelle che si sono adattate alle condizioni ambientali e climatiche. Se il governo italiano non farà rispettare il buon senso ed il necessario adattamento alle mutate condizioni economiche, gli italiani non saranno solo i più colpiti dalla pandemia, ma anche quelli che ne subiranno le conseguenze peggiori.

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