Stretta in Sardegna, ordinanza vieta arrivi dalle altre regioni solo per necessità

In Sardegna, zona bianca, da domani fino al prossimo 6 aprile i non residenti potranno raggiungere le seconde case da altre regioni o dall’estero solo in caso di “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e/o di indifferibilità documentata ovvero per motivi di salute”. Lo dispone una nuova ordinanza anti-Covid, la numero 9 di quest’anno, firmata stanotte dal presidente della Regione, Christian Solinas, che ribadisce anche le prescrizioni di quella con cui dall’8 marzo scorso sono stati resi obbligatori i test per i passeggeri che arrivino senza certificato di vaccinazione o di negatività.

Vettori e armatori prima dell’imbarco dovranno acquisire e verificare non solo la ricevuta dell’avvenuta registrazione sull’app ‘Sardegna Sicura’, ma anche la documentazione che attesti i requisiti previsti dal dpcm del 2 marzo scorso per gli spostamenti dalle regioni di provenienza e quelli specificati nella nuova ordinanza regionale. Chi non potrà dimostrarli non potrà partire. Le compagnie aeree e marittime, infatti, potranno vietare l’imbarco in caso di documenti incompleti o se i passeggeri non hanno i requisiti necessari.

Il Corpo forestale regionale supporterà il personale sanitario dell’Ats, l’Azienda per la salute, nelle attività di monitoraggio e controllo delle certificazioni di avvenuta vaccinazione e dell’esito negativo dei tamponi molecolari o antigienico, che dovranno essere dichiarati dai passeggeri sulla piattaforma ‘Sardegna sicura’. Le verifiche avverranno negli scali in aree individuate con la collaborazione delle società di gestione degli aeroporti e dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna.

Quanto ai sindaci, in qualità di autorità di protezione civile e sanitaria, vigileranno sul rispetto delle disposizioni sui test obbligatori, disponendo misure di monitoraggio e controllo della permanenza domiciliare (10 giorni di quarantena per chi arriva senza certificato e non vuole sottoporsi a tampone), attraverso la polizia locale e le compagnie barracellari, di cui fanno parte oltre 5 mila volontari. I dati andranno raccolti dai Comuni e trasmessi alla sala operativa regionale della direzione generale della Protezione civile.

 

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