Diciamo la verità, senza Nicola Morra la vita dei giornalisti sarebbe davvero triste. Perché c’è sempre il presidente della commissione antimafia a movimentare le giornate, ad alimentare le rotative, ad eccitare le vocazioni anticasta. Crede di essere un eroe, si trasforma facilmente in bersaglio delle ire popolari.
Perché ciò che ha combinato presso la Asl di Cosenza merita gli annali. «Lei non sa chi devo vaccinare io», la faccia di Morra aveva grosso modo impressa questa frase. Che pronunciata da chi “combatte” contro la mafia non è esattamente di quelle raccomandabili.
Arrabbiatissimo perché i suoi suoceri non erano ancora stati vaccinati contro il Covid-19. E chissà se si sarebbe arrabbiato in quella maniera se i suoceri fossero stati di altri.
Fuori dalla grazia di Dio perché non era riuscito a prenotare i sieri per via telefonica. A Palazzo San Macuto, sede dell’antimafia, non era arrivata la voce che adesso esistono le piattaforme informatiche. Per carità: se un anziano che vive solo non sa usare il computer, ci può stare che chieda di poter telefonare. Ma se c’è il genero senatore, ci può pensare lui (a prenotare) senza mettere a soqquadro una struttura sanitaria.
Perché è quello che è successo. Di buon mattino, Morra si è presentato con tanto di scorta negli uffici del dipartimento di prevenzione dell’Asp di Cosenza, nel complesso di Serra Spiga. Qui ha sede anche la centrale operativa territoriale.
Le testimonianze, per stare al linguaggio caro del presidente dell’antimafia, sono gravi, precise, concordanti.
Lui si è messo a sbraitare e a qualcuno dei presenti – ma qui siamo nel campo dei si dice – sarebbero stati chiesti i documenti dalla sua scorta. E il capo della task force tentava di spiegare al nervosissimo presidente che cosa significasse piattaforma informatica. Che poi, per uno abituato a pane e Rousseau, dovrebbe essere pane quotidiano. Niente da fare, al punto che il dirigente della struttura, Carlo Marino, lo ha prima invitato a sedersi al suo posto e poi si è sentito male.
Noncurante, Nicola Morra ha preso il telefono – quello lo sa usare – e si è messo a chiamare mezzo mondo. A cominciare dal malcapitato sottosegretario Pierpaolo Sileri, investito da una furia che sapeva più di dialetto stretto cosentino che da professore di filosofia. Lezioni che poi sono proseguite col commissario ad acta della regione Calabria Guido Longo e col commissario dell’Azienda Sanitaria di Cosenza Vincenzo La Regina.
Tutto questo, ovviamente, non è servito per vaccinare i suoceri del senatore Morra, ma semplicemente per intimidire chi lavora contro il Covid-19 al servizio di tutti e non di uno solo.
Anche perché viene il dubbio principale. Morra non è andato lì per verificare il funzionamento o meno della macchina sanitaria, ma per i suoi suoceri. E ci si chiede se ci sarebbe andato lo stesso per persone non legate a lui da parentela.
Vorremmo sapere se è vero che la sua scorta si è messa a chiedere documenti alle persone nella struttura. Perché se fosse vero sarebbe gravissimo e meriterebbe una richiesta di spiegazioni dalla catena di comando ministeriale. Di più: le telefonate a mezzo mondo appaiono un atto di isteria che francamente non sta bene nel bel mezzo di una pandemia come quella che è in corso.
Morra: “Faccio il mio lavoro, i miei parenti non c’entrano”
“Sono balzato agli onori della cronaca per vicende che sono state raccontate in maniera inverosimile e dunque grottesca” . In un video su Facebook Nicola Morra replica così alle accuse relative alla sua “ispezione” presso presso l’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. “Sabato 20 marzo – racconta – mi sono recato presso l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza in viale degli Alimena per fare un controllo, esattamente come ho fatto ad ottobre scorso sempre nei locali di Serra Spiga e nei sette giorni addietro quando ho incontrato il commissario dell’Asp di Cosenza per offrire la mia disponibilità nel sostenere l’azione vaccinale. Ho dovuto prendere atto – prosegue – che le modalità di prenotazione non sono efficaci soprattutto per chi, magari anziano, non ha dimestichezza con internet ed i siti-web”. Inoltre, sottolinea Morra, “l’ispezione eseguita sabato è una prerogativa di un parlamentare e penso sia dovere di qualunque rappresentante delle istituzioni provvedere affinché il diritto alla salute venga rispettato anche in Calabria, anche in provincia di Cosenza”.
Poi, il presidente dell’Antimafia ha aggiunto: “Riguardo alle polemiche, mi farebbe piacere che mi si spiegasse come avrei perorato la causa dei miei suoceri e secondo altri, dei miei genitori. Purtroppo – spiega – i miei genitori e mio suocero sono venuti a mancare tempo fa, mentre mia suocera si è già vaccinata quindici giorni addietro poiche’ rientrante per ragioni anagrafiche nelle categorie a rischio”.
Le reazioni
Nel frattempo, l’episodio è diventato un caso politico. “Morra si dimetta, da tutto. Solidarietà ai medici colpiti” dice il leader della Lega, Matteo Salvini. Interviene subito anche Giorgia Meloni per Fdi, che annuncia: “Andremo fino in fondo a questa vicenda e se tutto ciò corrispondesse al vero Morra farebbe bene a dimettersi immediatamente: un comportamento del genere è inaccettabile e indegno per qualsiasi rappresentante delle Istituzioni, figuriamoci per il Presidente della commissione Antimafia”. E il capogruppo del Pd in Antimafia, Franco Mirabelli, sottolinea: “Usare il proprio ruolo, e addirittura la scorta, per sollecitare interventi che nulla hanno a che fare col proprio mandato è un abuso inaccettabile soprattutto per chi, come chi presiede la commissione Antimafia, dovrebbe fare della correttezza dei comportamenti e del rispetto delle regole la propria bussola”.
