Draghi, ultimatum alle Regioni: più collaborazione (ma ci sono troppi furbetti e salta-fila)

Mario Draghi porta avanti la propria strategia per contrastare la diffusione del Coronavirus in Italia e soprattutto per aumentare il numero di vaccini che viene somministrato quotidianamente in Italia. Nel corso della giornata il Presidente del Consiglio ha avuto una riunione di lavoro con il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e con il commissario straordinario per l’emergenza Francesco Figliuolo.

Al centro dell’incontro i temi di discussione sono stati quelli dell’approvvigionamento dei vaccini e la gestione della campagna vaccinale nelle diverse Regioni italiane, con l’obiettivo di arrivare ad inoculare 500mila dosi giornaliere. Il generale Figliuolo, in particolare, ha comunicato che entro le prossime 24 ore circa un milione di dosi del vaccino Pfizer verranno distribuite alle Regioni, interessando 214 strutture sanitarie.

Oltre al nodo delle poche dosi a disposizioni l’altro cruccio è quello delle differenze tra le Regioni, e Draghi l’ha affrontato ancora nel pomeriggio con la ministra competente, Maria Stella Gelmini, con cui ha fatto un punto preliminare sulle “soluzioni che concorreranno a rafforzare la collaborazione e il coordinamento con le Regioni impegnate a dare tempestiva attuazione al nuovo Piano vaccinale”. L’ipotesi cui si sta lavorando è quello di mettere in piedi delle ‘task force regionali‘ composte da uomini della Difesa e della protezione civile per affiancare il personale delle Regioni.

L’ultimatum di Draghi

Il cambio di passo non basta, ci vuole un colpo di spugna. Parliamo dei vaccini che il premier Mario Draghi con il commissario Francesco Paolo Figliuolo vuole riorganizzare dalla base dopo le difformità e i disservizi che hanno caratterizzato la campagna nelle diverse Regioni negli ultimi giorni. Il caso Lombardia, dove il governatore Fontana ha azzerato i vertici della società Aria che gestiva le prenotazioni, non è isolato, scrive La Stampa  che rivela: la sanità territoriale ha finora utilizzato tre dosi di vaccino su quattro. Draghi, riporta il quotidiano torinese, è “impressionato” dalle disparità in termini di età: la fascia 70-79 anni è la meno vaccinata, 322 mila persone surclassate dai ventenni: 574 mila somministrazioni del gruppo 20-29 anni.

Insomma, le Regioni ora si devono adeguare. Dopo la disponibilità a offrire task force Difesa-Protezione civili in supporto dei governatori Palazzo Chigi spinge per una piattaforma unica di prenotazioni, quella di Poste italiane oggi utilizzata da Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Basilicata e a giorni in Lombardia. E chi non si adeguerà? L’alternativa non c’è, Draghi è pronto a imporlo con una norma di legge facendo uso della clausola di supremazia della legge nazionale garantita dall’emergenza pandemica.

La piattaforma unica aiuterebbe l’efficienza ma non solo. Anche il controllo. Basta furbetti, saltafile, corsie preferenziali. Troppe difformità tra territori nonostante l’ultimo Piano vaccinale elenchi nel dettaglio le esenzioni che consentono una vaccinazione prioritaria.

Il messaggio del premier ai governatori dopo il vertice a Palazzo Chigi con il commissario Figliuolo e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio è chiaro: stop alle corsie preferenziali per i vari ordini professionali e lobby, sotto con le dosi ai più fragili.  Secondo l’ultimo report della fondazione Gimbe i casi dei vaccinati che non ne avevano diritto sono clamorosi: dagli informatori farmaceutici agli addetti stampa degli ospedali, dagli psicologi ritirati dalla professione ad avvocati e magistrati. Ora basta.

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