Confindustria pessimista sul PIL italiano per il primo trimestre 2021

L’effetto combinato del crollo dei servizi e della tenuta della produzione industriale genererà nel primo trimestre del 2021 una leggera contrazione del PIL italiano rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno. Questa la fotografia scattata oggi dal Centro Studi di Confindustria in attesa dei dati Istat.

A pesare, secondo gli industriali, sono soprattutto gli effetti della linea rigorista del Governo sulla filiera del turismo, da mesi in un cul-de-sac tra lockdown, zone rosse e divieti agli spostamenti interregionali.

Non basta dunque l’andamento della produzione industriale, “sostenuta maggiormente dall’accelerazione della domanda estera” secondo gli economisti di Confindustria, a riportare l’ottimismo dalle parti di Via dell’Astronomia. Una prova di forza, quella dell’industria, che è stata solo smorzata dai dati negativi dello scorso marzo, e che riafferma il settore secondario come autentico traino dell’economia italiana, con un +1% alla voce attività.

Economia che deve però fare i conti con “la dinamica negativa dei servizi”, spiegano da Confindustria, tale da generare una variazione negativa del PIL rispetto all’ultimo trimestre 2020. E sotto la lente è finito proprio il turismo, una filiera sotto pressione da ormai un anno e che, complice la terza ondata pandemica, non riesce ancora a riprendere ossigeno.

Sullo sfondo la campagna vaccinale, che accelera ma non abbastanza. Al tasso delle vaccinazioni sono legate a doppio filo le stime di crescita per l’Italia tracciate dall’OCSE, +4,1%, dall’FMI, +4,25%, e dal Governo Conte nella nota di aggiornamento al Def, +5,1%. Numeri che sembrano essere ora destinati ad un ritocco al ribasso, visto le aspettative tradite del primo trimestre dell’anno e il tira e molla tra Bruxelles e le Big Pharma sulle forniture.

La preoccupazione degli industriali, ora, è che il ritardo nelle vaccinazioni costringa il Governo Draghi ad estendere oltre il mese di aprile le restrizioni sin qui implementate, con effetti che finirebbero così per allargarsi anche al secondo trimestre.

Uno scenario da incubo per il tessuto economico del paese, che già vede lo Stringency index – ovvero il termometro delle limitazioni in un range da 1 a 100 – a quota 84,3 punti, di fatto poco sotto i livelli di un anno fa, quando vigeva un lockdown generalizzato su scala nazionale.

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