«La chiusura delle attività è una scelta politica». Sono le parole di Ignazio La Russa durante la trasmissione Radio University di domenica 11 aprile. «Le chiusure non sono state determinate da precise indicazioni scientifiche ma dal governo Conte II e ora dal governo Draghi». Questa scelta non si è abbattuta su certi tipi di trasporto. «Prendiamo ad esempio l’Alitalia. Ha ridotto il numero dei voli, il personale è in cassa integrazione e i passeggeri viaggiano spalla a spalla, a 20 cm l’uno dall’altro, per una o due ore, in un ambiente chiuso. Per non parlare dei mezzi pubblici, disastrati e sovraffollati, nonostante la proposta di Fratelli d’Italia, di utilizzare mezzi privati al servizio del pubblico».
Ciò che fa sorridere è che ad un certo punto erano aperte le toilettature per cani ma erano chiusi i parrucchieri. Oltre al danno, la beffa per l’esercito delle partite Iva, in quanto i “sostegni” stanno tra il 6 e l’8% dei danni subìti in questo anno. «Qual è la situazione in cui versano commercianti, ristoratori e imprenditori?», chiede La Russa. «Il comparto del commercio, insieme al turismo, è quello che più ha subito gli effetti negativi dal punto di vista economico e sociale rispetto alla pandemia», afferma Marco Osnato, responsabile del dipartimento commercio per FdI. «Se un anno fa, si poteva comprendere, giustificare le chiusure indiscriminate, per evitare il diffondersi dei contagi, oggi siamo più perplessi. Sappiamo come opera il virus, di quali sono le precauzioni da utilizzare per evitare che i contagi diventino eccessivi. Conosciamo i protocolli da utilizzare, tant’è vero che tramite il Comitato tecnico scientifico molti di questi protocolli furono siglati tra le organizzazioni del mondo del commercio ed il governo stesso. E hanno funzionato per un breve periodo. Poi si è deciso di tornare a chiusure eccessive, anche non richieste dai tecnici in questione».
La necessità di riaprire e tornare alla normalità. È la questione che Ignazio La Russa, sempre a Radio University, pone all’immunologo Matteo Bassetti. Il quale fornisce un primo dato positivo, ovvero che dopo un picco dell’epidemia, nelle scorse settimane, stiamo entrando in una lenta discesa. Il rapporto ingressi- uscite dei pazienti dagli ospedali, infatti, è a favore delle uscite. Ogni onda epidemica ha un inizio ed una fine, dalle 4 minimo alle 8 settimane massimo, a prescindere dagli interventi che vengono fatti. L’inizio è stato intorno al 20 febbraio, pertanto ora siamo in una fase calante. «L’immunità non dura a lungo», afferma Bassetti, «pertanto il soggetto potrà sottoporti al vaccino passati tre mesi dalla negativizzazione del tampone. Se si ha avuto il Covid a novembre ci si potrà vaccinare a marzo».Perché 3 mesi e non 6 mesi? «Dall’esperienza americana è consigliato sottoporsi a vaccino dopo 3 mesi dalla contrazione della negativizzazione alla malattia».
