«Vaffa te lo dico io». Myrta Merlino si unisce allo tsunami contro Grillo

Dopo Beppe Grillo che difende spudoratamente il figlio, accusato di stupro ai danni di una 19enne, contro di lui è scoppiato il caos.  «Grillo parla da padre, ma questo non basta a giustificare tutto. Offende chi denuncia, gioca tra vittime e carnefici, calpesta anni di battaglie per le donne. Il video lascia sgomenti». Myrta Merlino interviene via Twitter sul video diffuso ieri dal garante dei 5S. La conduttrice è durissima: «La giustizia farà il suo corso, ma oggi caro Beppe vaffa lo dico io a te. Da donna e da madre».

Caustica anche Selvaggia Lucarelli: «Caro Grillo, tuo figlio è un presunto innocente, tu – oggi – un sicuro cretino». Tantissimi i commenti al post pubblicato sui social. Un utente scrive: «Non entro nella vicenda sulla quale deciderà la magistratura, ma trovo deplorevole l’utilizzo di Grillo della sua popolarità e forza politica per perorare cause personali. Vecchissima politica e malsano uso del potere». E un altro aggiunge: «Ci ha messo otto giorni a denunciare…è abominevole solo pensarla una frase del genere». Un altro ancora rincara la dose: «Cretino è un aggettivo affettuoso quel video fa rabbrividire».

Persino il Fatto, a firma Paola Zanca, scrive uno “sberleffo” contro Grillo. «Non dite a Beppe Grillo – anzi sì, diciamoglielo – che denunciare una violenza dopo otto giorni non è “strano”, come sostiene lui. È “strano” il contrario: avere immediatamente la consapevolezza, l’autodeterminazione e il coraggio necessari a presentarsi in caserma e raccontare cosa ti è successo».

Scrive ancora il Fatto. «A volte – si tenga forte, Grillo – ci vogliono mesi solo per realizzare quel che ti è accaduto, per convincerti che non sei stata tu ad aver sbagliato. È per questo che un anno e mezzo fa, il Parlamento ha raddoppiato i tempi entro cui è possibile sporgere querela: erano troppo pochi i sei mesi previsti dalla legge».

Il quotidiano ricorda che «il Codice rosso – lo hanno firmato i ministri del Conte-1, Alfonso Bonafede e Giulia Bongiorno – ha allargato a un anno la finestra a disposizione della vittima per denunciare. Semmai le dovesse venire in testa di girare un altro video sul tema, le agevoliamo un altro paio di novità introdotte dalla giurisprudenza e dal codice penale». Il fatto ricorda così che «puoi essere stuprata anche se hai i jeans, la minigonna non istiga alla violenza, un no è un no (anche se un minuto prima aveva detto sì), l’alcol può essere un’aggravante».

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