Corruzione e mazzette ai giudici: metà italiani non si fidano più della magistratura

Il sondaggio commissionato da Adnkronos rivela che metà degli italiani non nutre più fiducia verso l’ordine giudiziario. Nel dettaglio, alla domanda «lei ha fiducia nella magistratura italiana in questo preciso momento storico?», il 50 per cento degli intervistati ha risposto «no», il 39 ha risposto «sì», mentre l’11 per cento ha preferito non rispondere.

Restringendo il campo del sondaggio a coloro che hanno detto di non avere fiducia nella magistratura, tra le donne la percentuale si attesta al 51 per cento, tra gli uomini al 50. Gli over 55 sono i più scettici (56 per cento), seguiti a ruota dagli italiani tra i 35 e i 54 anni (54), mentre nella fascia 18-34 i delusi si attestano al 36 per cento. Nord Ovest e Sud in testa per sfiducia (rispettivamente 58 e 57 per cento), seguiti da Nord Est (44), Centro (43) e Isole (42).

 

È di tutta evidenza che a condizionare le risposte contribuiscono soprattutto le vicende degli ultimi tempi. Non per caso, il sondaggio restringe la risposta al «preciso momento storico» come se ci fosse un “prima” e un “dopo“. Ed in effetti è così. Ieri le rivelazioni di Palamara, oggi i verbali degli interrogatori dell’avvocato Amara, consulente esterno dell’Eni, stanno facendo traballare i palazzi della magistratura. Soprattutto, quello dei Marescialli dove ha sede il Csm, l’organo di autogoverno delle toghe. E questo, sul fronte politico, spiega l’arrocco di Pd e M5S nei confronti della commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce sull’uso politico della giustizia proposta dal centrodestra. Ma è esattamente da lì che bisogna cominciare se davvero si vuole liberare la magistratura da dubbi e da sospetti.

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