Brunetta vuole irrigidire regole su valutazione titoli nei concorsi, come chiede M5S

Diverse le modifiche che stanno subentrando nelle modalità di assunzione previste dai concorsi pubblici.

Nelle scorse settimana, dopo l’entrata in vigore del decreto Covid che modifica e semplifica la procedura di svolgimento dei concorsi pubblici, si è alzato un polverone di polemiche strettamente legate  ai criteri di valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale che andrebbero, per qualcuno, a penalizzare giovani e neolaureati.

Ora si vuole modificare i concorsi pubblici ulteriormente facendo sì che valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale non potranno, insieme, avere un peso che superi un terzo del punteggio complessivo.

Per i concorsi pubblici si andrebbero a rendere più rigide le regole sulla valutazione dei titoli, anche l’esperienza professionale, con gli emendamenti presentati dai 5 Stelle al decreto Covid.

Pronto a recepire la proposta dei 5 Stelle, a detta degli stessi senatori che l’hanno avanzata, il ministro Brunetta. Per i concorsi pubblici si vuole correggere il tiro della nuova regola facendo sì che titoli ed esperienza professionale non possano superare il 33% del punteggio complessivo.

Questa norma tuttavia va a fissare nuovi paletti già previsti per i concorsi pubblici nella legge n.56/2019 all’articolo 3, comma 6, lettera b in cui si legge che “l’attribuzione, singolarmente o per categoria di titoli, di un punteggio fisso stabilito dal bando, con la previsione che il totale dei punteggi per titoli non può essere superiore a un terzo del punteggio complessivo attribuibile.”

Non solo si prevede, con la modifica per i concorsi pubblici a quanto stabilito con il decreto Covid come ricordano i 5 Stelle che hanno presentato gli emendamenti che “i titoli dovranno essere strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite”.

Questo criterio tuttavia, come sottolinea Il Sole 24 Ore, anche oggi può essere impugnato davanti ai giudici amministrativi qualora non si rispetti per la valutazione dei candidati durante i concorsi pubblici, vale a dire nel caso in cui i titoli richiesti non siano coerenti con la natura del bando.

Ricordiamo che la polemica sulla valutazione dei titoli nei concorsi pubblici è stata avanzata dal momento che il decreto Covid prevede alla’articolo 10 comma 1 lettera c: “una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali. I titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio, possono concorrere alla formazione del punteggio finale.”

Si prevede, con la modifica prevista in uno degli emendamenti, anche che la valutazione dei titoli vada a riguardare solo i concorsi pubblici per i profili a elevata specializzazione.

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