Invasione clandestina, medico Cascio lancia l’allarme: «Così aumentano i contagi»

Dopo l’ondata di sbarchi, che ha portato sulla più grande delle Pelagie oltre 2mila persone, con altri tre arrivi registrati a partire dalla mezzanotte, sul molo dell’isola restano i migranti che non hanno trovato spazio nell’hotspot di contrada Imbriacola. Ormai stracolmo con oltre 1000 ospiti a fronte di una capienza di 250 persone.  Una tenda li proteggerà dal sole e dall’umidità della sera, perché lì trascorreranno la loro notte. “Il centro di accoglienza è ancora un cantiere nonostante la fine dei lavori fosse prevista lo scorso anno”, denuncia il medico Francesco Cascio.  Mi chiedo se qualcuno monitori lo stato di avanzamento del cantiere…”.

 

Tra i migranti arrivati oggi non ci sono casi particolarmente gravi. “Solo due sospetti Tbc – dice il medico –  ma non abbiamo avuto il tempo di fare accertamenti diagnostici. A una prima superficiale anamnesi non risulterebbero al momento grandissimi allarmi. Ma non sappiamo se ci sono altre patologie o positivi al Covid”. Domani sull’isola arriveranno 8mila tamponi. Prima di essere sottoposti al test, però, i migranti vanno identificati.

“Una procedura di cui si occupa la Polizia e che ha tempi lunghi che non possono essere compressi e che con questi numeri diventa ancora più complessa”. A lavorare in banchina ci sono due medici dell’Asp di Palermo. E in supporto un medico e un infermiere della Croce Rossa e altrettanti dell’Usmaf. Soltanto quattro medici. “Risorse limitate rispetto ai maxi arrivi di ieri”, taglia corto Cascio. A loro si aggiungono il medico e l’infermiere in servizio all’hotspot.

Nell’isola zona rossa ormai da oltre tre settimane la nuova ondata di sbarchi diventa “un’emergenza nell’emergenza”. Davanti alla quale “non si riesce o forse non si vuole trovare una soluzione”, avverte il responsabile del Poliambulatorio. Per il quale, però, “quella che è diventata una routine per la politica è un’emergenza complicatissima da gestire dal punto di vista sanitario e con risorse limitate. Un paradosso, un’emergenza umanitaria che rischia di essere anche sanitaria”.

“Siamo pronti a intervenire in qualsiasi momento. Immediatamente. E se necessario anche a potenziare la squadra di medici e sanitari”. Cerca di rassicurare Daniela Faraoni, direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo.

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