Copasir, Volpi si dimette. Salvini: «Ora si dimettano i rappresentanti degli altri partiti»

Il nodo sulla presidenza del Copasir (il Comitato parlamentare di controllo sui Servizi) sembra cominciare a sciogliersi. Come infatti annunciato da Matteo Salvini, «il presidente Raffaele Volpi e il senatore Paolo Arrigoni hanno lasciato l’incarico nel Copasir». Il leader leghista ha quindi aggiunto: «Ora attendiamo le dimissioni di tutti gli altri componenti e la nomina di un altro comitato». A marcare la distanza tra i due alleati è stata l’interpretazione della legge istitutiva del Copasir, la 124 del 2007. La normativa è chiara nello stabilire che la presidenza del Comitato sia da attribuire all’opposizione. «Finalmente. Ora si applichi legge, presidenza a opposizione», è infatti la reazione del deputato FdI, Federico Mollicone.

La stessa Lega aveva potuto eleggere Volpi solo perché nel 2019 aveva lasciato il governo. Lo stesso dovrebbe fare oggi Fratelli d’Italia quale unico partito di opposizione. Finora la Lega ha nicchiato forte del precedente della presidenza D’Alema, che resistette anche all’ingresso del Pd in maggioranza. È anche vero, tuttavia, che a differenza di quello presieduto da Draghi, il governo Monti era formato esclusivamente da tecnici. Le dimissioni odierne segnano dunque una svolta, sebbene i toni che le accompagnano sembrano ancora risentire delle recenti polemiche. Il fatto stesso che Volpi e Arrigoni abbiano tenuto a far sapere che «si attendono istantanee dimissioni di tutti gli altri componenti del Copasir» e che fino a qual momento «non parteciperanno alla votazione di nessun presidente» ne è corposo indizio.

 

Di certo è polemico il riferimento dei due ai «”non partiti” di cui non si capisce nemmeno chi sia il capo politico» indirizzato agli ex-5Stelle ora all’opposizione. Il resto è rivendicazione «dell’ottimo lavoro svolto dall’attuale presidenza» del Copasir. A tal punto, concludono i due leghisti, che «sorge persino il dubbio che la presidenza di Raffaele Volpi abbia infastidito e disturbato qualcuno». La parola passa ora ai presidenti di Camera e Senato.

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