Battista: «Con Meloni e Salvini la sinistra è isterica come lo è stata con Berlusconi»

«La retorica dell’antifascismo, cosa ben diversa dall’antifascismo, viene usata come una clava per fermare l’avversario che guadagna consensi e voti». In una lunga intervista con Il GiornalePierluigi Battista si è soffermato sul caso del negazionista delle foibe Tomaso Montanari e lo ha inquadrato in quel tipico «schema ipersemplificato: il bene contro il male», che la sinistra tira fuori ogni volta che si trova in difficoltà politiche ed elettorali. Ovvero – verrebbe da aggiungere – sempre da quasi un trentennio a questa parte. «Oggi si dà del fascista a Salvini o alla Meloni come nel passato, nel 1994 ci fu una mobilitazione generale contro Berlusconi. Direi che c’è la stessa isteria di allora», ha commentato il giornalista, del quale dopodomani esce il primo romanzo La casa di Roma (La nave di Teseo).

Per Battista «è come se fossimo tornati indietro di 75 anni, al 1945, alla retorica dell’antifascismo militante e alla guerra civile permanente». Un balzo indietro di molti anni anche se si considera solo la storia più recente, visto che, dagli studi di Renzo De Felice passando per le parole di Luciano Violante sui ragazzi di Salò, «questa visione manichea era progressivamente finita in archivio». Nel colloquio con Stefano Zurlo, che firma l’intervista, Battista ha ricordato infatti come ci fosse stato un superamento della lettura ideologica del fascismo e la piena accettazione dell’«altra parte, quella sconfitta» nel circuito civile.

«Questo – ha precisato il giornalista e scrittore – non significa assolvere il Fascismo e cancellare eccessi e orrori, vuol dire semplicemente integrare la storia di questo Paese e ricomporne l’unità». Dunque, un passaggio di pacificazione prezioso per la nazione. «Poi però – ha proseguito Battista – nel ’94 arriva il Cavaliere e una parte della sinistra ripropone questa divisione in bianco e nero: noi siamo il bene, questo è il messaggio, e combattiamo contro Berlusconi che riporta il Fascismo ed è il male».

«Una scorciatoia per non affrontare la sfida elettorale?», è stata la domanda del cronista. «Più o meno», ha risposto Battista, ricordando che «oggi la stessa litania ritorna per fermare Salvini e Meloni. D’altra parte Giani ha vinto in Toscana schiacciando il pedale dell’antifascismo a comando. E sono sicuro che sentiremo gli stessi accenti quando Gualtieri ad ottobre si dovrebbe misurare a Roma con i candidati del centrodestra». «Invece di affrontare i problemi, dai rifiuti alle buche, ecco il richiamo alla vecchia bandiera che sventola dal 1945», ha commentato Battista, aggiungendo che «chi non appartiene a questo mondo è delegittimato in partenza». (Secolo d’Italia)

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