Una difesa convinta, tenace e – soprattutto – basata su dati di fatto. All’indomani della “strana” intervista di Giancarlo Giorgetti alla Stampa, dagli studi di Porta a Porta Giorgia Meloni rimette i puntini sulle “i” di Enrico Michetti. E quando Bruno Vespa le chiede un giudizio sulle performance del candidato sperando di cogliere nella risposta qualche cenno di delusione, deve subito ricredersi. «Su questo non sono d’accordo, ma sicuramente la sinistra è molto più organizzata di noi», taglia corto la leader di FdI. Il problema non è nel candidato, anzi. Semmai nel grado di compattezza delle coalizioni. «La sinistra – ricorda – ha cominciato ad aggredire Michetti prima che fosse candidato. Ha fatto una campagna di mistificazione, denigrazione e criminalizzazione continua, mentre noi andiamo un po’ più in ordine sparso».
E qui è impossibile non cogliere il colpo assestato all’indirizzo di Giorgetti, che aveva di fatto tirato la volata a Calenda, salvo poi parlare di fraintendimento. «Quello che ha detto su Roma lascia il tempo che trova», constata la presidente dei Fratelli d’Italia. «Non vorrei che il ministro fosse tornato un po’ alla Lega prima maniera, quella che a Roma le augurava il peggio, per intenderci». La Meloni cita i casi del Mercatone unico e di Embraco, gestiti da Calenda al tempo in cui era ministro. «A me non pare sia proprio questo fenomeno, almeno a giudicare dai suoi risultati sulla gestioni di crisi industriali», incalza. «Se Giorgetti conoscesse Roma – è l’affondo -, saprebbe che Calenda non arriverà al ballottaggio». (Secolo d’Italia)
