Dieci morti sul lavoro in due giorni, quasi settecento nel 2021. Sono numeri che fanno paura e che invitano a riflettere sull’altra epidemia che colpisce il nostro Paese: le morti bianche. A partire da questo punto e dall’incontro con il presidente Draghi, il ministro Orlando e il ministro Brunetta di lunedì, Fanpage.it ha intervistato Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. Tanti i temi sul tavolo – dalla sicurezza sul lavoro alla messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dai giovani agli ammortizzatori sociali – con i sindacati che hanno ottenuto un confronto stabile con il governo.
Che Paese è quello in cui mediamente più di due persone al giorno muoiono sul posto di lavoro?
È un Paese incredibile, nel quale dobbiamo fare tutti molto di più per evitare questa strage. Abbiamo fatto un primo passo con il governo lunedì sera che ha portato a dei risultati, ma dobbiamo continuare.
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Di cosa si è parlato all’incontro di lunedì con il governo?
Abbiamo parlato di sicurezza sul lavoro, che per noi era il tema più importante sul tavolo, e poi di come strutturare il confronto sui soldi che arriveranno attraverso il Pnrr. Quei soldi non sono della politica e del governo ma di tutti i cittadini, anche perché gran parte di quelle risorse dovremo restituirle. Per questo abbiamo chiesto un percorso di confronto con le parti sociali e con le autonomie regionali. Tutti devono poter contribuire a costruire un Paese diverso.
E le decisioni per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro?
Verrà costituita una banca dati, ci sarà la sospensione dell’attività per le aziende che violano la sicurezza e l’assunzione di 2.500 ispettori. Poi ci sono altre richieste su cui il governo si è riservato di decidere. Ad esempio per noi le aziende violano norme sulla sicurezza non dovrebbero partecipare a bandi in cui ci sono fondi pubblici. Intanto ci sono 40 miliardi, che l’Inail non utilizza, che dovrebbero essere destinati alla sicurezza. Poi c’è da fare un lavoro più grande sulla formazione dei lavoratori e di chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro. Ragazzi e ragazze che arrivano sul posto di lavoro non vengono formati adeguatamente. Il governo ha deciso di investire su questo punto.
Vi hanno dato dei tempi? Quando verrà costituita questa banca dati?
Dovrebbe essere creata immediatamente. Oggi c’è un paradosso: non esiste una banca dati unica per gli incidenti sul lavoro. La normativa prevede la sospensione delle aziende che violano la sicurezza se sono recidive nei cinque anni. Se l’ispettore fa una verifica in un’azienda e scopre che le norme sulla sicurezza non sono rispettate, per arrivare alla sospensione deve tornare lo stesso ispettore nei cinque anni successivi e riscontrare una seconda violazione. Questo rende le aziende sostanzialmente libere di fare come vogliono. Poi c’è un problema che riguarda le piccole e medie imprese, che non hanno rappresentanza, e lì bisogna arrivare con i rappresentati dei lavoratori per la sicurezza.
Tornando al Pnrr, quando saranno i prossimi incontri? Il presidente Draghi vi ha assicurato una cadenza più frequente?
Non abbiamo ancora delle date, ma il presidente si è impegnato già dalla prossima settimana a fissare una serie di incontri per arrivare alla sottoscrizione di un protocollo sulle regole del confronto. Lo avevamo chiesto, era stato fatto in modo superficiale durante la prima discussione sul Piano nazionale, ma poi c’è stata la crisi di governo. Ci sarà un accordo per regolare i confronti con le parti sociali nei territori, per capire come saranno utilizzate le risorse.
Il programma si chiama Next Generation Eu, quanto c’è e quanto bisogna fare per i giovani che poi quei soldi saranno chiamati a restituirli?
Innanzitutto dobbiamo fare in modo che il Next Generation non sia un evento straordinario. Dobbiamo rivendicare la modifica del patto di stabilità, il fatto che l’Europa possa emettere bond europei, tassare le grandi aziende. Tutto questo per far sì che questo programma diventi ordinario e si ripeta ogni anno finanziato dalla Commissione europea, per dare risposte ai giovani, per investire sulla formazione e sulla loro occupazione. Per quanto riguarda queste risorse, le prime finanziate, dovranno essere utilizzate per creare una connessione tra domanda e offerta di lavoro e per migliorare l’orientamento in questo Paese. Bisogna investire sulla formazione, perché abbiamo più di 3 milioni di neet, ragazzi che non studiano e non lavorano, e bisogna impegnare le aziende a programmare le figure professionali di cui avranno bisogno in futuro.
Il 31 ottobre scade l’ultimo blocco dei licenziamenti e contestualmente c’è in ballo la riforma degli ammortizzatori sociali, a che punto siamo?
Il ministro ci ha presentato una proposta che recepisce molte delle nostre richieste, soprattutto sul fatto che la riforma abbia un sistema assicurativo e solidaristico, coprendo i lavoratori senza ammortizzatori sociali. Per far questo tutte le aziende devono pagare, e questo oggi non avviene. Bisogna creare un percorso per far pagare tutti, ma anche che il governo deve investire. Aspettiamo la prossima manovra per capire quante saranno le risorse stanziate.
(Fanpage.it)
