Cortocircuito in Europa: diceva “niente Natale”, ma Santa Claus può diventare gay

Il politically correct ormai non risparmia veramente nessuno, nemmeno Babbo Natale. Ma finisce per fare un vero e proprio cortocircuito.

E sì, perché, dopo i supereroi gay e bisessuali, l’immaginario fantastico dei bambini, ora sarà alle prese anche con Babbo Natale gay. È l’ultima trovata delle poste norvegesi che hanno pensato bene di creare, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla depenalizzazione dell’omosessualità, la versione gender di Babbo Natale, in uno spot creato ad hoc, proprio pochi giorni prima dell’assurda presa di posizione – anch’essa politicamente corretta – della Commissione Europea che suggerisce di non nominare “Natale” o “periodo Natalizio” per non offendere chi non festeggia il Natale.

Dunque non si può parlare di Natale, però si può strumentalizzare la figura di Babbo “Natale” – appunto “Natale” – (che tra l’altro deriva da San Nicola, vescovo cristiano) e farlo diventare gay.

Andiamo però nei dettagli di questo spot ideologico. Nel corto, chiamato “When Harry met Santa” (Quando Harry incontra Babbo Natale) viene descritta la “storia d’amore” tra Santa Claus e Harry, che comincia a nascere durante le visite di Babbo Natale in casa di Harry, la notte della Vigilia, ma a causa del carico di lavoro di Santa, i due non possono approfondire questo “sentimento nascente”, finché le Poste pensano bene di giungere in soccorso di questa storia così zuccherosa, aiutando Babbo Natale nella consegna dei doni e consentendogli, così, di trovare un po’ di tempo da trascorrere con il “suo” Harry. Una storia d’amore commovente, dal punto di vista del politicamente corretto che si conclude con un appassionato bacio tra Babbo Natale e il signor Harry stesso.

Insomma uno spot che ha la capacità, di distruggere in un colpo, solo l’immagine di uno dei capisaldi più importanti del Natale, Babbo Natale o Santa Claus che dir si voglia, che nella mente di grandi e bambini è collegata ad un’immagine di purezza, una sorta di personaggio a metà tra il vecchietto buono e un essere quasi soprannaturale.

Non solo, lo spot in questione, sporca e calpesta lo spirito stesso del Natale che nulla ha a che fare con il dogma della fluidità di genere che, anzi, nell’umanità e nella divinità del Dio Bambino non può trovare affatto il suo fondamento. Ricordiamo, infatti (forse le Poste norvegesi se ne sono dimenticate) che il Natale è una festa innanzitutto cristiana, che viene tra l’altro festeggiata o comunque ricordata anche da altre religioni, l’Islam in primis. Dunque non si capisce in che modo questa Festa possa conciliarsi con un’ideologia che fa del pansessualismo il suo vessillo. Non a caso lo spot presenta delle atmosfere suggestive e studiate ad arte, per andare a toccare le corde dell’emotività e distogliere, così, lo spettatore dall’incoerente messaggio di fondo.

Poi si sa, il bersaglio prediletto di questo bombardamento ideologico sono sempre i bambini, le menti in formazione che vanno plasmate finché si è “in tempo” per farlo. Non a caso c’è chi ha fatto sentire forte la sua voce, in Italia, come Luciana Presta, consigliera comunale di Pianezza del Popolo della Famiglia, in un post pubblicato su Facebook ha palato chiaramente di “Crimine vigliacco per sabotare la mente dei bambini e stuprare la loro anima”, in perfetta linea, ha aggiunto la consigliera, con l’agenda politica improntata all’ideologia gender che “l’Onu e la Ue vogliono imporre.” Insomma, ha chiosato, vera e propria “pedofilia di Stato”.

Manuela Antonacci (Pro Vita e Famiglia)

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