Trovato l’inganno sulla global minimum tax che lascerebbe scappatoie da miliardi di dollari per tutto il decennio in corso. Questo accade ad esempio grazie a paesi come l’Irlanda particolarmente generosi sul trattamento da riservare a brevetti e marchi. Lo evidenzia uno studio di esperti fiscali sui documenti aziendali di diverse multinazionali, confermato dal senior advisor Ocse, John Peterson, e riportato dall’agenzia Reuters. L’accordo internazionale sull’aliquota minima globale al 15% su società e multinazionali, approvato lo scorso ottobre dei leader del G20 per ridurre il trasferimento di profitti verso giurisdizioni a tassazioni più basse, non impedirebbe dunque ad alcune aziende di beneficiare della riduzione delle tasse per tutto il decennio da parte di paesi come l’Irlanda, in cui il trattamento fiscale specie per le transazioni di proprietà intellettuale sarebbe particolarmente conveniente. Infatti, secondo gli esperti, l’Irlanda potrebbe essere utilizzata da molte companies per ridurre le loro imposte anche dopo l’entrata in vigore dell’accordo sull’aliquota minima globale, previsto per il 2023. Gli sgravi fiscali relativamente generosi della repubblica irlandese consentirebbero alle multinazionali presenti nel paese di trasferire la proprietà intellettuale, come brevetti e marchi, da una filiale all’altra per generare deduzioni utili per proteggere dalle tassazioni i propri profitti futuri. Tra le aziende che attraverso questa strategia avrebbero generato deduzioni per ridurre di 10 miliardi di dollari il loro reddito imponibile, sarebbero incluse società tecnologiche statunitensi del calibro di Adobe Ins e Oracle Corp, come dimostrato dai documenti aziendali in possesso di Reuters. No comment da parte delle due società americane, che si sono rifiutate di esprimersi sui documenti, dichiarando di conformarsi alle leggi fiscali. Conferme invece da parte dell’Ocse. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, mediatrice per la firma dell’accordo siglato peraltro dalla stessa Irlanda, ha infatti riconosciuto che le aziende potrebbero continuare a beneficiare delle strategie di spostamento degli utili già in atto. Ci si aspetta tuttavia che le company non siano in grado di creare scudi fiscali di questo genere in futuro. La strategia si baserebbe in effetti sul possesso da parte delle società interessate di una filiale in uno dei paesi con un basso tasso di imposta sul reddito societario o pari a zero, che permetterebbe dunque alle stesse di vendite esentasse. Eliminando gradualmente le giurisdizioni ad aliquota zero per le multinazionali e imponendo una tassa minima globale del 15%, l’Ocse si aspetta così di rendere la strategia di cui sopra poco attraente. «Stiamo cercando di progettare regole per il futuro», ha affermato John Peterson (Ocse). Il senior advisor ha aggiunto che l’Ocse non può essere certo di come le regole di ciascun paese interagiranno con la tassa minima globale, ma, ha continuato, «l’Ocse è fiducioso che gli abusi saranno limitati dall’obbligo per i paesi di calcolare il reddito imponibile in conformità con le regole contabili». Tuttavia, per gli esperti, l’impatto dell’accordo rimane ancora poco chiaro perché i dettagli chiave devono ancora essere concordati, compreso come calcolare la parte di profitto da tassare. Le giurisdizioni potrebbero così mantenere un’ampia autonomia nel modo in cui permettono alle aziende di calcolare il reddito imponibile.
