Reddito di cittadinanza, 6 italiani su 10 lo rinnegano: “così la gente non lavora”

Il Reddito di Cittadinanza, sussidio grillino introdotto con il governo Conte 1, si è rivelato un vero e proprio fallimento, ma con la manovra l’Esecutivo lo ha rifinanziato per 1,2 miliardi, portandolo a regime a 8,8 miliardi annui. L’Italia è in ginocchio, le imprese sono in crisi, specie dopo lo scoppio della pandemia e le chiusure forzate dell’ultimo anno, ma si è preferito investire le risorse a disposizione dello Stato per pagare chi sta seduto a casa, sul divano. E già, non è uno scherzo. Tantissimi i giovani che attualmente percepiscono il beneficio M5S e, piuttosto che percepirlo come sussidio in attesa di un posto di lavoro, ne approfittano per bivaccare a spese dei cittadini contribuenti.

Non dimentichiamo che negli ultimi mesi abbiamo assistito a un fenomeno senza precedenti: i datori di lavoro, specie i ristoratori, non riuscivano a trovare manovalanza per la propria attività, proprio a causa dei percettori del Reddito di Cittadinanza. Solitamente sono i giovani che cercano occupazione, ma che senso ha cercarsi un lavoro se la paghetta arriva direttamente dallo Stato, senza sforzi e senza fatica? Soldi serviti su un piatto d’argento che anziché generare lavoro lo hanno disincentivato, ottenendo il fenomeno inverso.

Se guardiamo l’aspetto più tecnico della manovra, ci rendiamo conto che non affronta le principali criticità che sono responsabili dell’inefficacia del RdC nel suo obiettivo principale: combattere la povertà. Secondo quanto rivela la Repubblica, il Comitato scientifico istituito presso il Ministero del Lavoro aveva chiesto di “modificare la scala di equivalenza che attualmente sfavorisce le famiglie numerose con minori“. Non è stato considerato anche il cambiamento della soglia di povertà o il fatto che il percettore sussidio viva in una città più o meno grande. La manovra non si è concentrata neanche sul secondo obiettivo del RdC: incrementare occupazione. Anzi, ha reso solo più rigide le condizioni per mantenere il beneficio. Quest’ultimo infatti si perde dopo aver rifiutato due offerte di lavoro “congrue” (non più tre), ora determinate solo secondo criteri territoriali (la prima offerta è congrua entro 80 km/100 minuti dal domicilio, la seconda ovunque in Italia).

 

L’ultimo Rapporto Censis-Tendercapital Inclusione ed esclusione sociale “cosa ci lascerà la pandemia” svela che per il 92,8% dei cittadini la povertà si combatte innanzitutto creando lavoro, non continuando ad elargire sussidi, spesso finiti nelle mani di condannati, carcerati, mafiosi, stranieri e di chi dichiarava il falso. Ben il 47,6% degli italiani ritiene che il Reddito di cittadinanza spinga la gente a non lavorare, e solo per il 37,9% aiuta le persone in difficoltà. Il 9,4% rinnega il beneficio: costa troppo al bilancio pubblico. Ma si sa, l’opinione degli italiani è sempre marginale per la sinistra e i 5 Stelle, concentrati su battaglie ideologiche e sussidi strutturati male che hanno solo incrementato truffe e disoccupazione. A pagare, come sempre, i cittadini onesti.

CC

 

 

 

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