Economia italiana in frenata: prezzi alti dell’energia e aumenti dei contagi

Gli ultimi mesi confermano una rottura dell’economia italiana. L’importante discesa deriva sicuramente dalla scarsità di commodity, dai prezzi alti dell’energia, dai margini erosi, dall’aumento dei contagi. L’Italia è oggi su un “sentiero scivoloso di risalita”, avvertono gli economisti di via dell’Astronomia: “Crescono i rischi per la risalita del Pil, caro-energia e nuovi contagi sono i principali”. Ma il trend di risalita dovrebbe proseguire: dopo il rimbalzo del 3° trimestre (+2,7%), il Pil italiano e’ a -1,3% dal livello pre-Covid (da un minimo di -17,9%) ed è previsto completare il recupero a inizio 2022.

E’ quanto si legge nella Congiuntura flash del Centro studi di Confindustriam che sottolinea che lo scenario per la manifattura sarebbe favorevole: a novembre il Pmi e’ salito ulteriormente (62,8 da 61,1), indicando espansione, grazie agli ordini in aumento. Tuttavia, l’impennata abnorme del prezzo europeo del gas e, quindi, dell’elettricità in Italia (+572% a dicembre sul pre-crisi), se persistente, mette a rischio l’attività nei settori energivori. Anche perché si somma alla scarsità e ai rincari di vari input produttivi.

Il Pmi dei servizi ha recuperato a novembre (55,9 da 52,4), confermando che la risalita sta proseguendo. Per il turismo il recupero fino a ottobre e’ molto parziale (-22,9% i viaggi di stranieri in Italia dal 2019). In questo settore i rischi vengono dalla nuova ondata di contagi, che tiene alta l’incertezza e la prudenza delle famiglie, anche se finora le limitazioni restano moderate.

L’occupazione e’ aumentata in ottobre (+35mila unità), confermando lo scenario positivo del mercato del lavoro nel 2021: il numero di occupati, al minimo a gennaio 2021, ha da allora recuperato buona parte della caduta (+625mila), ma registra ancora un gap (-217mila da fine 2019). I lavoratori dipendenti hanno recuperato i livelli pre-Covid, anche quelli permanenti, ma gli indipendenti continuano a calare, ampliando una contrazione iniziata già prima della crisi.

L’attesa risalita dei consumi rischia di subire una frenata, a causa del balzo dei prezzi dell’energia, che riduce il potere d’acquisto. I consumi restano, però, sostenuti da un potente driver: il risparmio accumulato dalle famiglie durante la crisi. A favore e’ anche il completo recupero degli occupati dipendenti e in prospettiva dei redditi.

Secondo il Centro studi di Confindustria, nel 2020 le chiusure temporanee di molte attivita’ commerciali e industriali avevano determinato una forte riduzione di occupati e ore lavorate, con la conseguente caduta del reddito lordo disponibile delle famiglie: -5,6% nel 2° trimestre rispetto al 4° del 2019 (pari a circa -16 miliardi di euro). In seguito, tale caduta e’ stata in gran parte recuperata: -0,8% il gap residuo nel 2° trimestre 2021, pari a -4 miliardi rispetto al trend pre-Covid. Le minori risorse disponibili insieme alle nuove abitudini di vita e lavoro dovute alla pandemia hanno costretto le famiglie a rinunciare a molte spese nel 2020, soprattutto nei servizi. Ciò a causa delle restrizioni governative, del timore dei contagi, e per l’incertezza innescata dalla crisi. Nel 1° e 2* trimestre del 2020 la contrazione della spesa delle famiglie e’ stata del 19,7% rispetto al 4* 2019 (-52 miliardi).

La perdita annua di consumo nel 2020, rispetto al trend pre-Covid, e’ stata di 127 miliardi. Al momento, questo crollo e’ stato recuperato solo in parte: la spesa in beni e servizi nel 2* e 3* trimestre 2021 e’ ripartita con forza, con un +10,4% (+3,4% in beni, +18,1% in servizi).
Ciò ha ridotto il gap dal livello pre-pandemia al -3,8%, tutto nei servizi (-7,2%), mentre nei beni il recupero è già pieno. Nel 2021 la perdita “annua” rispetto al trend è quindi minore, ma non ancora annullata (73 miliardi nei primi 3 trimestri).

La maggior caduta dei consumi rispetto al reddito si e’ riflessa in una maggior accumulazione di risparmio, in gran parte “forzata”. La propensione a risparmiare ha toccato il 20% nel 2* trimestre 2020 e poi ha subi’to una parziale flessione, arrivando al 12,9% nel 2* trimestre 2021, ancora alta (la media 2010-2019 e’ stata dell’8,2%). Nell’intero 2020, il risparmio ha raggiunto valori massimi, toccando i 170 miliardi (la media 2010-2019 e’ stata di 90 miliardi).

L’espansione del risparmio e’ in gran parte affluita verso attività finanziarie liquide delle famiglie italiane. Le risorse affluite tramite aumento dei prestiti bancari, invece, sono state modeste (+1,8% nel 2020).
L’ammontare di depositi delle famiglie e’ quindi cresciuto di 66 miliardi nel 2020, da 1.043 a fine 2019 a 1.109 miliardi, ben oltre il suo pur significativo trend crescente (a prezzi correnti). Tale dinamica e’ proseguita nel 2021, con un aumento piu’ contenuto, pari a +40 miliardi fino a ottobre.

Il maggior risparmio accumulato dalle famiglie italiane nei depositi bancari è un cuscinetto di risorse prontamente disponibile per la spesa nel prossimo futuro. Tale “extra-risparmio liquido” (stimato prudenzialmente dal CsC in 26 miliardi nel 2020 e positivo anche nei primi 3 trimestri del 2021, sebbene molto ridotto) verrà in parte utilizzato per alimentare a fine 2021 e nel 2022 la risalita dei consumi. Che sono ancora sotto il pre-crisi (-10 miliardi nel 3° trimestre 2021 dal 4° 2019; -40 annualizzati).

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