Nella prima visita in Italia di Viktor Orban dalla sua rielezione che l’ha consacrato premier dell’Ungheria per la quarta volta, c’è stato un incontro con Matteo Salvini ma non con Giorgia Meloni. Nell’agenda della Presidente dei conservatori europei, che insieme al leader leghista è stata l’unica italiana a complimentarsi con Orban per la vittoria del 3 aprile, non ce n’è traccia, segno implicito che l’asse sovranista Orban-Salvini è sempre più alternativo a quello che lega Fratelli d’Italia e i polacchi in Europa e parallelamente a Forza Italia che è dentro quel Partito popolare da cui Fidesz, lo schieramento di Orban, è stato estromesso. Ma è anche il segno che la politica estera continua a dividere il centrodestra. A tracciare il solco è inevitabilmente il sostegno alla Russia di Vladimir Putin, di cui Orban, in Europa, è uno degli ultimi sostenitori: non è un mistero la sua posizione più morbida sulle sanzioni a Mosca e più dura sul no al riarmo degli ucraini. Agli antipodi, quindi, con FdI che sulla crisi ucraina ha sposato al 100% la linea del governo Draghi nonostante sia all’opposizione. Idem per FI, che non a caso non c’è nell’agenda romana di Orban.
Da qui i dubbi sull’opportunità del faccia a faccia con Matteo Salvini in questo momento. I due leader si sono dati appuntamento all’Accademia d’Ungheria in centro a Roma per circa un’ora. All’incontro sembra non dare peso nemmeno Antonio Tajani che osserva: “Orban è un capo di Governo che ha vinto le elezioni e Salvini ha fatto una scelta, è un leader politico”. Per ora, non si esprime Giorgia Meloni, assente al ricevimento organizzato in serata all’ambasciata ungherese; per FdI hanno partecipato il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida, il presidente del Copasir, Adolfo Urso e altri tre parlamentari. Quello che è certo è che questo incontro ha certificato la sintonia fra Salvini e Orban e il suo partito, con cui condivide l’adesione al gruppo europeo di Identità e democrazia oltre ai temi forti del sovranismo: dalla lotta all’immigrazione irregolare al progetto di un “centrodestra europeo chiaramente alternativo ai socialisti, per difendere i valori e le radici dell’Occidente”.
