Italia paga a caro prezzo le scelte russe. Un punto di Pil perso in due mesi

L’ Europa, in particolar modo l’Italia, paga le scelte belliche della Russia. Si parla di un costo alto: un punto percentuale di Pil perso in meno di due mesi.

I calcoli li ha effettuati l’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella nota sulla congiuntura di aprile. La preoccupazione non riguarda solo gli effetti già riscontrabili sull’economia italiana, ma anche quelli che si potrebbero vedere se la guerra dovesse andare avanti per un altro trimestre.

In quel caso il costo per l’attività economica del nostro Paese sarebbe ancora più alto, con un’ulteriore contrazione di 1,6 punti di Pil nel biennio 2022-2023. Secondo le stime dell’Upb nel medio termine i rischi di una crescita al ribasso e di un rialzo dell’inflazione sono molto alti.

Il Pil italiano nel primo trimestre del 2022

Nei primi tre mesi del 2022 il Pil, secondo la stima dell’Ufficio parlamentare di bilancio, si sarebbe ridotto di circa mezzo punto percentuale. La flessione riguarda soprattutto i ritmi produttivi nel manifatturiero, mentre si registra una dinamica considerata meno sfavorevole nel terziario, anche grazie all’allentamento delle restrizioni anti-Covid.

La contrazione del Pil viene stimata con un intervallo di variazione molto ampio, ma comunque bilanciato: tra -0,9% e 0,1%. Il calo del prodotto interno lordo è di certo legato all’attacco russo dell’Ucraina che ha avuto un effetto dirompente sull’economia globale.

Un aspetto sottolineato dall’Upb è quello riguardante le abitudini delle famiglie italiane che a marzo, primo mese dopo l’invasione russa partita il 24 febbraio, sono diventate più prudenti sugli acquisti di beni durevoli come le auto. Sono invece aumentati i consumi elettrici e i flussi di trasporto delle merci.

Gli effetti della guerra in Ucraina sul Pil italiano

Il conflitto in Ucraina comporta rischi per la crescita a medio termine, con il timore di una importante contrazione del Pil in caso di prolungamento della guerra iniziata con l’invasione russa. Se per tutta la primavera il conflitto dovesse proseguire, con un percorso di normalizzazione che andrebbe avanti per tutto il resto dell’anno, secondo l’Upb la contrazione del Pil sarebbe elevata a livello mondiale, con un riscontro ancor più negativo nell’area Euro.

Per l’Italia la perdita di Pil sarebbe di circa un punto nel 2022 e di un altro mezzo punto nel 2023, da sommare all’1% di calo già registrato dall’inizio della guerra. L’inflazione aumenterebbe di oltre un punto in Italia sia nel 2022 che nel 2023.

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