I partiti concordano sulla necessità di intervenire subito, ma se il pressing su Mario Draghi per muoversi al più presto contro il caro-energia unisce tutti gli schieramenti, a dividere i partiti sono non solo le ricette da mettere in campo ma anche le modalità per trovare le risorse. A chi invoca un maxi-scostamento di bilancio come ai tempi della crisi Covid, Matteo Salvini in testa, Giorgia Meloni, in linea con Palazzo Chigi, è per agire in fretta ma senza creare nuovo debito. Le misure contro il caro-energia ancora non sono mature. La volontà c’è, soprattutto per evitare blocchi della produzione o, peggio ancora chiusura di imprese, ma “la coperta è corta”, sospira più di un ministro. In mattinata il ministro Daniele Franco ha fatto un punto con il premier ma senza i dati sulle entrate di luglio e di agosto è difficile fare simulazioni. Per i calcoli precisi servirà ancora qualche giorno ma già c’è chi si spinge a ipotizzare una dote da 6-8 miliardi. Numeri “in libertà”, almeno per ora, dicono gli addetti ai lavori, che sono in attesa anche di testare gli effetti della stretta varata a inizio agosto sulle imprese del comparto energetico che non hanno versato l’acconto della tassa sugli extraprofitti. Un tasto su cui batte il Pd: “il governo recuperi con tutti gli strumenti possibili quanto dovuto” chiedono i dem mentre il segretario Enrico Letta definisce “improcrastinabile” un intervento “sia italiano che europeo per bloccare le bollette e fermare la speculazione”.
Difficile, come chiede ad esempio FdI, che si modifichi la base imponibile della tassa. Ma non si escludono, nel passaggio parlamentare del decreto aiuti bis, “ritocchi tecnici” per rendere il meccanismo più efficace e sottrarre alle aziende alibi per non pagare. Finora in cassa è entrato poco più di un miliardo sui circa 10 attesi complessivamente. E c’è chi non esclude che si possa anche aumentare la percentuale del prelievo, oggi al 25% (lo chiede la sinistra di Fratoianni, non lo esclude il Pd). Per ora le commissioni in Senato sono convocate per un esame lampo in due sole sedute, oggi pomeriggio e martedì, a ridosso dell’Aula. Ma un eventuale nuovo intervento, che si dovrebbe concentrare prevalentemente sulle imprese, potrebbe essere contenuto in un decreto-legge da travasare per intero, e a quel punto senza ulteriori modifiche, nel decreto aiuti bis, anche per evitare di lasciare le misure appese in piena campagna elettorale. “Troviamoci in Parlamento lunedì” rilancia l’invito agli altri partiti Meloni. Ma niente extradeficit come chiede il suo alleato leghista, e come si esclude nel centrosinistra. Salvini chiede “un decreto di guerra perché siamo in guerra” e ribadisce che “con meno di 30 miliardi rischiamo un’ecatombe”. A metà strada la posizione di Fi: “meglio” se si riesce a fare qualcosa, comunque, è il ragionamento di Antonio Tajani, ma “se la situazione dovesse precipitare” via libera al modello Covid per proteggere famiglie e imprese.
