La partita della futura squadra di governon non è dunque semplice come poteva sembrarle alla luce della vittoria elettorale. Anzi, proprio il verdetto elettorale ha mandato all’aria lo schema con la Lega e Matteo Salvini ridimensionati dal voto e Forza Italia che invece può vantare un peso politico non trascurabile nel bilancino. Riservare a Fratelli d’Italia la presidenza del Senato: è questo lo schema che ha in mente Giorgia Meloni con l’obiettivo di accelerare i tempi di formazione del prossimo esecutivo. Alla presidenza l’idea sarebbe quella di mettere Ignazio La Russa e poi affidare alla Lega la guida di Montecitorio. LLo scrive Repubblica spiegando che l’opzione naturale portava a Giancarlo Giorgetti. Sul punto, però, Matteo Salvini si è mostrato irremovibile: non se ne parla, il profilo lo scelgo io. La mediazione potrebbe dunque condurre a Riccardo Molinari, che nell’ultima legislatura ha vestito i panni di capogruppo del Carroccio alla Camera. A quel punto, nascerebbe l’esigenza di compensare Forza Italia con un incarico di peso. E si potrebbe decidere di offrire ad Antonio Tajani il ministero dell’Interno o quello degli Esteri. Mancano dieci giorni all’avvio delle votazioni per le presidenze delle Camere e ogni bozza sembra pronta ad essere messa in discussione. Meloni, però, ritiene prioritario garantirsi Palazzo Madama, un presidio fondamentale nel ramo del Parlamento dove si prevedono le maggiori tensioni. È l’unico modo per accelerare anche sull’esecutivo. “Bisogna cercare di fare presto – dice a sera – ci sono troppe scadenze importanti”. Con questo spirito affronta il rebus della lista dei ministri e la prospettiva di consultazioni che potrebbero portare una delegazione unitaria del centrodestra al Colle. La Lega è alle prese con il caso Salvini. Il segretario chiede il Viminale, ma sa bene che alla fine dovrà accontentarsi di una delega minore: l’Agricoltura, forse, pretendendo in cambio anche il ruolo di vicepremier. Il vero terreno di scontro di queste ore, però, riguarda la casella da affidare a Licia Ronzulli. Meloni non la vuole alla Sanità, ma Berlusconi insiste: deve sedere in Consiglio dei ministri. La considera sentinella delle sue ragioni. Lotta per lei piú che per Antonio Tajani e Paolo Barelli, un altro dei papabili. E lo scontro rallenta la trattativa. Di certo la senatrice non intende accettare un ministero di fascia troppo bassa. Piuttosto, non è da escludere che diventi capogruppo di FI a Palazzo Madama. Una postazione dalla quale esercitare quel ruolo politico che le chiede il Cavaliere. E che potrebbe procurare qualche grattacapo alla futura premier. In queste ore, il dialogo tra Meloni e l’attuale ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è costante. I due si sentono. L’opzione di mantenerlo nel prossimo esecutivo stride però con la promessa della leader di rinnovare del tutto il Consiglio dei ministri. A meno che non si decida di smembrare il dicastero, lasciando a Cingolani soltanto la delega sull’energia. Intanto, ela Lega oggi riunisce il Consiglio federale, primo difficile banco di prova per Matteo Salvini. Nella riunione convocata per le 15 nella Sala Salvadori di Montecitorio, si parlerà molto di ministeri. La Lega ha nel cassetto una lista da presentare agli alleati che comincia con il Viminale. Matteo Salvini continua a reclamarlo per sè e l’impressione è che terrá il punto a meno che qualcuno si prenda la briga di dirgli esplicitamente di no. I fari, ovviamente, sono puntati anche su Giancarlo Giorgetti. Il piú “draghiano dei leghisti” non rivendica per sé né un posto nel governo né altri incarichi istituzionali. Anche oggi, però, come giá settimana scorsa in via Bellerio, sarà in prima fila.
