L’imprenditore umilia Di Maio disoccupato: “Se vuole gli do un lavoro”

Le elezioni del 25 settembre hanno lasciato Luigi Di Maio fuori dal Parlamento. Il suo partito Impegno Civico, fondato non appena fuoriuscito dal Movimento 5 Stelle, ha registrato un consenso troppo basso per assicurargli la poltrona. L’uscente Ministro degli Esteri non ha potuto far altro che accettare la sconfitta, prendendo atto della scarsa fiducia che gli italiani hanno riposto nei suoi confronti. Ma la domanda adesso è: cosa farà l’ex esponente pentastellato?

Ad umiliarlo è un imprenditore romagnoloGianluca Spadoni, il quale ha dichiarato di essere “pronto ad assumere gli ex parlamentari non rieletti il 25 settembre e ora disoccupati”. Ovviamente il riferimento è anche a Di Maio, la cui debacle è stata probabilmente la più discussa dai mass media. L’occasione per propinare l’offerta al ministro degli Esteri è arrivata durante l’evento di Ravenna “Preparati a tutto”, rivolto “ai professionisti e imprenditori che vogliono eccellere nel proprio lavoro e condurre una vita appagante senza il timore che la riuscita di uno precluda il successo dell’altro”.

L’imprenditore ha provocato Di Maio: “Volentieri offro un lavoro agli ex parlamentari oggi disoccupati, specie quelli che entrarono in Parlamento dopo poche decine di click web, perché credo abbiano avuto le loro buone intenzioni quando crearono il Reddito di Cittadinanza“. Poi aggiunge: “Le buone intenzioni da sole non bastano, servono le competenze intese come l’insieme della conoscenza che sviluppiamo e dell’esperienza che facciamo nella vita. Gli ex parlamentari aprano quindi una nuova fase della loro vita e vengano a fare gli apprendisti da noi”.

Spadoni ha fatto chiari riferimenti al Movimento 5 Stelle: “Il Reddito di cittadinanza è un voto di scambio. Tu prometti alla gente che, se ti votano, gli dai lo stipendio senza lavorare, poi la gente ti vota. È ovvio che uno Stato civile debba aiutare gli ultimi. Ma per ‘ultimi’ non credo siano ragazzi di 25 anni in forze”. Una frecciata, l’ennesima, al fallimento del sussidio di matrice grillina, tra i cui fondatori c’è proprio Luigi Di Maio.

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