Il Partito Democratico è uscito sofferente dalle elezioni del 25 settembre. Il suo leader, Enrico Letta, non può far altro che leccarsi le ferite e cercare disperate unioni per formare un’opposizione solida contro il Centrodestra. “L’opposizione ci farà bene. All’opposizione il Pd si rigenererà”, dice il vertice dem cercando di convincere se stesso. Ma il suo appello non sta trovando l’appoggio sperato.
Due di picche da Giuseppe Conte che al Pais commenta: “Il M5S è assolutamente un partito progressista ma è fuori luogo parlare di alleanze con il Pd. Oggi cerca la sua strada ed è fuori luogo parlare di alleanze. Dovranno rifondarsi, lasciamo che vadano per la loro strada e noi andremo per la nostra. Nel frattempo faremo un’opposizione dura e intransigente al governo nascente. Il Pd ha scelto di continuare a ragionare sull’agenda di Draghi e di abbracciare la prospettiva dei supertecnici, con la politica relegata in secondo piano”.
Si accoda alle dure parole di Conte anche il suo vice Riccardo Riccardi: “L’appello all’unità andava fatto prima delle elezioni non dopo. Se il Pd ha deciso di rompere è perché Draghi non poteva essere messo in discussione -con dubbi per di più leciti- per una sorta di lesa maestà. Noi non dobbiamo garantire numeri all’opposizione, non dobbiamo trovare convergenze, ma portare avanti le nostre battaglie. Loro, i dem, faranno lo stesse con le loro, anche se non ho ancora capito quali siano, a saperlo magari…”. La sua posizione è chiara: “Non vedo spazi per una politica comune, francamente”.
Nessuna pacca sulla spalla di Letta anche da parte di Carlo Calenda: il suo non è proprio un no, ma dalle sue parole non traspaiono le condizioni per una unione. “La prima cosa che dobbiamo fare è regolare il tema delle bollette. Ho chiesto a Letta di fare una proposta insieme, non ha mai risposto, il Pd ormai è il partito della retorica. Quello che si deve cominciare a fare è parlare di cose, il Pd usa chiacchiere per non decidere. Quello che non è possibile è cercare di tenere dentro tutto e il contrario di tutto”.
Parlando della guerra in Ucraina, Calenda non nasconde anche il distacco dal M5S di Conte che ha intenzione di partecipare alle manifestazioni per la pace che avranno luogo in questi giorni. “Con lui non vado manco morto”. Insomma, tra PD, Terzo Polo e Movimento 5 Stelle l’opposizione è già litigiosissima…e il nuovo governo deve ancora partire.
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