Dopo le tensioni, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni si vedranno oggi nella sede di Fratelli d’Italia. L’appuntamento (intorno alle 16.00) è stato fissato dopo un lungo colloquio telefonico tra i due durante il quale è stato ristabilito un canale di comunicazione, che parte da un assunto definitivo: la Meloni è la leader del centrodestra e in questa veste sarà premier, se Sergio Mattarella le conferirà l’incarico. A dimostrarlo, dopo lo strappo di Forza Italia sull’elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato, è la location, non Villa Grande, che non è una sede istituzionale, ma il quartier generale della leader di FdI. La premier in pectore ha trascorso il week end in famiglia impegnata sui dossier più urgenti che dovrà affrontare una volta varcato il portone di Palazzo Chigi. La squadra di Governo per ora è in stand by, si attendeva un segnale da Berlusconi che alla fine è arrivato. Il pressing dei figli Marina e Pier Silvio e dell’amico Gianni Letta hanno sortito il risultato sperato e, oltre a convincere il Cavaliere, hanno anche facilitato il passo indietro di Licia Ronzulli.
Nessun incarico di governo ma, da quanto filtra, neanche una posizione in prima linea nel partito come coordinatrice. Rompere con la Meloni “non conviene a nessuno”, è il messaggio, e il Cav, sarebbe sceso a più miti consigli rinunciando alla casella su cui aveva puntato con più tenacia: la Giustizia. Il no della Meloni è noto, la sua prima scelta resta Carlo Nordio; poi c’è la contrarietà a mettere mano alla legge Severino: FdI, infatti, non aveva sostenuto il quesito referendario che ne chiedeva l’abolizione, pertanto impossibile che possa consegnare il dicastero di via Arenula a un partito che avrebbe questa missione. A FI, dunque, oltre alla Farnesina per Antonio Tajani potrebbe arrivare la Cultura probabilmente con delega all’editoria (Alberto Barachini), l’istruzione e Università (Anna Maria Bernini) e la Pubblica amministrazione (Elisabetta Alberti Casellati). Nessuna ritorsione, quindi, da parte della Meloni nei confronti di chi in Senato non ha votato Ignazio La Russa Presidente, ma non sarà consentita alcuna mira sul Mise da parte degli azzurri perché quel dicastero è destinato a Guido Crosetto.
