La prima volta da premier di Giorgia Meloni in Parlamento scuote il Pd che giudica il suo intervento un manifesto politico più che programmatico e si allarga il fronte di chi vede l’orizzonte di marzo per chiudere il Congresso troppo lontano, troppi i mesi senza un nuovo leader e un nuovo gruppo dirigente. Qualche dubbio viene anche a chi nelle scorse settimane aveva indicato la necessità di tempi meno stringenti per un vero processo costituente, vedi Andrea Orlando che resta dell’opinione che serva una discussione profonda ma osserva: “Anticipare? O si fa un Congresso davvero costituente o tanto vale. Vorrei capire quali sono regole”. La sede in cui discuterne sarà la Direzione nazionale di venerdì, passaggio che Enrico Letta cita nell’intervento in aula alla Camera: “Faremo fino in fondo il nostro lavoro di opposizione. Venerdì cominceremo il nostro Congresso costituente, ma il nostro Congresso costituente sarà parte dell’opposizione a voi”.
Per il Nazareno il timing resta quello concordato nell’ultima Direzione: la fine dell’inverno; una contrazione dei tempi sarebbe controproducente per una discussione vera e partecipata ma Matteo Orfini non la pensa così: “Nel ricominciare a fare politica rientra anche una considerazione tecnica: di fronte a questo Governo che parte, immaginare che metterci 5 mesi a fare un Congresso serva a renderlo più efficace significa non avere molto chiara la gravità della situazione”. E in serata interviene sul punto anche il candidato in pectore alla segreteria Stefano Bonaccini: a fronte di una destra che in un mese è partita con il Governo “un partito che ci mette sei mesi a scegliere un segretario temo non sia molto in sintonia con il Paese. Io proverei ad anticipare e accelerare un po’, per evitare di dare l’idea che perdiamo mesi a discutere di noi, mentre c’è qualcun altro che si occupa di risolvere i problemi dei cittadini”.
