La fattura elettronica non aiuta la lotta all’evasione

Non sono state trovate prove che l’aumento delle transazioni elettroniche contribuisca alla riduzione l’evasione Iva. Questa è quanto messo nero su bianco dalla Commissione Europea nel “Vat gap in the EU” 2022, report pubblicato annualmente che analizza l’andamento del tax gap dell’imposta sul valore aggiunto, ovvero la stima dell’evasione Iva, riscontrata nei paese UE. Nel documento è indicato che l’ipotesi oggetto di verifica, poi disattesa, era quella che negli stati membri con il valore delle transazioni elettroniche in aumento si sarebbe riscontrata una correlata riduzione della propensione all’evasione dell’imposta sul valore aggiunto. Sulla base delle informazioni fornite da banca centrate europea sebbene il coefficiente di correlazione tra pagamenti tracciati e riduzione dell’evasione sia positivo, lo stesso assume un valore assolutamente irrisorio (0,52) e tale da non poter statisticamente confermare il collegamento supposto (che si raggiunge solo con un punteggio almeno pari a 5). Il dato va valutato con attenzione tenendo ben presente che si basa sui valori del 2020, annualità pesantemente influenzata dalla crisi economica indotta dalla pandemia COVID-19, che però, dall’altro lato, ha favorito i pagamenti elettronici indotti dalle compravendite online, aumentate durante i lockdown. Su questo aspetto, in particolare, arriva una ulteriore indicazione dalla commissione europea. Nel report è specificato che, dalle analisi effettuate, non ha trovato conferma neanche che il calo della fruizione dei servizi nel 2020, in particolare quelli legati al turismo, abbia contribuito all’incremento dell’Iva dichiarata, altro aspetto monitorato dalla commissione. Focalizzandoci sull’analisi dei dati 2020 riguardanti l’Italia, oltre al noto dato sull’ammontare del gap iva pari a circa 26 miliardi di euro (vedi ItaliaOggi del9/12/22) nel report è indicato che l’andamento in riduzione dell’evasione, diminuita di circa 5 miliardi rispetto al 2019, è frutto oltre che della contrazione delle spese durante la pandemia, anche degli obblighi introdotti come la fatturazione elettronica nelle transazioni B2B e B2C. Come indicato dal Mef, nella relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2022, allegata alla Nadef, i dati 2019 mostrano che l’incidenza della fatturazione elettronica al primo anno di introduzione sul gap Iva abbia generato un effetto stimato di recupero in un ventaglio tra 1.7 e 2.1 miliardi, valore che sicuramente troverà conferma (probabilmente anche in incremento) nelle annualità successive ma non ancora oggetto di analisi. Proprio nella relazione del Mef sui pagamenti elettronici, di fatto, si trova conferma della non scontata correlazione tra transazioni digitali e riduzione dell’evasione.

Nel documento è indicato che pur puntando sull’aumento delle transazioni tracciate, vi è la consapevolezza che anche quando il pagamento avviene elettronicamente, non sempre l’informazione relativa alla transazione sarebbe effettivamente utilizzabile per orientare l’attività di controllo o per motivare una sorta di “accertamento automatico sul venditore” che omette di fatturare o dichiarare la vendita effettuata. Per questo gli incentivi sui pagamenti digitali andrebbero, come riportato nel report del Mef, affiancati con una compliance risk management come parte essenziale di una strategia di contrasto all’omessa fatturazione e ad altre tipologie di evasione.

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