Le scelte geopolitiche di USA e UE sul conflitto russo ucraino, hanno scatenato una serie di conseguenze che, coinvolgendo anche le economie nazionali, come ogni conflitto, hanno imposto una politica monetaria delle banche centrali improntata a frenare l’inflazione: l’aumento dei tassi d’interesse. Ma la stessa non può essere trattata e considerata allo stesso modo, in sistemi economici simili ma non uguali (quali quelli di USA e UE).
Tralasciando la diversificazione dei singoli sistemi politici nazionali che compongono l’UE e le scelte geopolitiche dei singoli stati che, anch’esse, meriterebbero una specificazione in linea con le proprie economie, lo scrivente ha più volte rimarcato che l’aumento dei tassi d’interesse attuato dalla FED americana per frenare l’inflazione, non può essere specularmente seguito dalla BCE (Banca Centrale Europea) come soluzione allo stesso problema. In UE questo tipo di gestione ha conseguenze positive più finanziarie che economiche e ricadute negative, più economiche che finanziare (discussione affrontata in altra sede e su cui torneremo in un altro articolo).
Quale soluzione allora?
Quello della gestione della politica monetaria europea, a fronte di economie nazionali diverse, dovrebbe sfruttare questo momento per attuare quelle scelte di politica economica e monetaria da più di qualcuno considerate necessarie ed ovvie. Ma l’ovvietà non appartiene a questa Europa.
Quando si mise in moto l’unificazione monetaria in UE, la BCE decise che i tagli da 1 e 2 euro sarebbero stati di metallo perché più resistente e meno falsificabile (se qualcuno avesse tempo e soldi per falsificare banconote non credo che lo farebbe con uno o due euro).
Una posizione decisamente strana e più che opinabile, se si pensa che in altre nazioni e negli USA soprattutto, si usano banconote di carta per i tagli minori già da moltissimo tempo. Qualcuno, tra i denti, insinuò che fosse stata la Germania a spingere per questa soluzione adeguando il formato all’allora marco tedesco (non esisteva un marco di carta). Era ed è evidente, che la decisione cozza con altre situazioni monetarie nazionali. Paragonandolo con la vecchia moneta nazionale un euro vale 1.936,27 lire, quasi due mila lire e all’epoca, vi erano le banconote di carta sia da mille che da due mila lire. Non solo, ma anche negli Stati Uniti esiste il dollaro di carta che viene tenuto con cura e considerato una bandiera dello stile di vita americano. Anche gli americani sbagliano? E qui la guerra di opinione e di posizione è fortemente sentita, ed ha i soliti risvolti strani e illogici (come il qatar difensore di diritti umani). Infatti è sulla considerazione che si da alle monete di metallo rispetto a quelle cartacee che si discute e si è fatta la scelta di preferire una piuttosto che l’altra (e andare contro l’evidenza, tanto per cambiare).
Le monete di metallo, hanno un valore psicologico differente rispetto a quelle di carta poiché, confrontate con i centesimi ritenute di scarso valore, vengono spese senza darle il giusto peso. Non solo, ma le banconote da 1 o 2 euro tengono a bada l’inflazione poiché, il consumatore, approcciandosi come fa con le banconote di carta di maggior valore, tende ad usarle in maniera più parsimoniosa tenendo naturalmente a bada l’inflazione, senza dover far aumentare i tassi d’interesse dalla BCE (che pare li usa come un innaturale guinzaglio per le nazioni).
Questa è la considerazione più logica, ma gli esperti, soprattutto tedeschi, hanno fatto prevalere l’esatto opposto: la logica la ignoro. Dopo l’introduzione della moneta europea, l’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti propose il biglietto di carta da 1 euro per “fronteggiare l’inflazione galoppante” poiché “alla moneta si tende a non dare valore, alla banconota sì. Cercherò di convincere l’Europa a fare l’euro di carta, così come c’è il dollaro di carta. Lo proporremo, speriamo che ci ascoltino”.
Sappiamo tutti come andò a finire. L’allora presidente della BCE, Mario Draghi, ha spiegato che togliere dalla circolazione le monete da 1 e 2 euro e stampare biglietti di pari valore avrebbe costi elevatissimi.
Eppure hanno dovuto togliere le monetine da 1 e 2 centesimi poiché avevano, quelle si, costi davvero eccessivi (362 milioni di euro a fronte di un valore di 174 milioni).
Anche qui bisognerebbe indagare sui processi produttivi, e siamo sicuri che individueremo che alle parole non corrispondono i fatti (come avvenuto e riscontrato anche nella gestione della pandemia del premier ex presidente della BCE).
Ci auguriamo che il governo sovranista italiano, possa far sentire e pesare questa posizione sui tavoli UE. La soluzione proposta anche se lunga da attuarsi è a basso costo e varrà anche nei decenni a seguire.
Anche perché, per rimediare all’intricata situazione che si è creata, non riteniamo corretto far pagare più interessi ai cittadini su mutui e prestiti e dare un implicito guadagno alle banche.
Massimiliano De Noia
