L’ira di Pechino sui tamponi obbligatori. Tajani: “Nulla di offensivo”

“Mi sembrano misure normalissime. Lo fanno tanti cinesi ma anche tanti italiani provenienti dalla Cina. È a tutela della salute fare un tampone, non ha nulla di offensivo“.

Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani commentando, nella trasmissione ‘Oggi è un altro giorno’ su Rai1, le misure decise dall’Italia per gli arrivi dalla Cina. “Abbiamo il diritto di proteggere i cittadini iitaliani e di evitare un altra pandemia” ha aggiunto Tajani.

Pechino reagisce con rabbia alle restrizioni poste da alcuni Paesi ai visitatori in arrivo dalla Cina, come il tampone obbligatorio, e minaccia di mettere in atto contromisure alle “pratiche eccessive” messe in campo. Il duro avvertimento è arrivato dalla portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, che ha commentato le misure definendole “inaccettabili”, senza basi scientifiche e animate da “scopi politici”.

La Cina è pronta a rafforzare la comunicazione con la comunità internazionale per porre fine alla pandemia di Covid-19, ha detto la portavoce, ma “credo che alcuni Paesi adottino misure di restrizione all’ingresso solo nei confronti della Cina, che mancano di basi scientifiche, e alcune pratiche eccessive sono ancora più inaccettabili”.

La Cina, ha aggiunto, si oppone “fermamente alla pratica di manipolare le misure di prevenzione e controllo della pandemia per raggiungere obiettivi politici e adotteremo misure corrispondenti in conformità con il principio di reciprocità in base alle diverse situazioni”.

Tra i Paesi che applicano le restrizioni c’è anche l’Italia, prima a disporle in Europa, a cui hanno fatto seguito quelle imposte da Francia, Spagna, Regno Unito, oltre a quelle messe in atto da India, Corea del Sud, Giappone, Australia, Stati Uniti, Canada, Israele, a cui si è aggiunto il Qatar nelle ultime ore.

Intanto, secondo quanto riporta il Financial Times, l’Unione Europea ha offerto vaccini gratis alla Cina per contrastare l’ondata di contagi delle ultime settimane: la commissaria alla Sanita’, Stella Kyriakides, si è messa in contatto con le controparti cinesi per offrire il sostegno dell’Ue, incluso l’expertise in campo sanitario e l’offerta di vaccini. Da Pechino la portavoce del ministero degli Esteri non ha voluto commentare direttamente la notizia, affermando solamente che “la produzione di vaccini può soddisfare la domanda” interna.

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