Durigon: entro gennaio un decreto lavoro per più flessibilità e meno burocrazia alle aziende

Un decreto lavoro entro gennaio per “dare più flessibilità e meno burocrazia alle aziende, piú sicurezza ai lavoratori”. Lo ha detto a Repubblica il sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon, aggiungendo che sulle pensioni vorrebbe “ripristinare le vecchie condizioni di Opzione Donna: c’è la volontà politica, stiamo simulando gli scenari”. Sul Reddito di cittadinanza, “il sistema ha fallito: è evidente a tutti. Noi lo togliamo solo a chi può lavorare e si adagia nella sua condizione attuale. La vera sfida non è dare un sussidio, ma il lavoro. E le offerte non mancano, visto che le aziende cercano 500 mila lavoratori secondo Anpal-Unioncamere. Il nostro dovere è cercare di fare il possibile per incrociare queste esigenze con i profili dei percettori. Dopodichè vale la regola della Naspi: finita la disoccupazione, bisogna cercarsi un posto”, ha precisato Durigon. Le causali imposte dal decreto Dignitá sono “troppo restrittive e non esaustive delle esigenze dei singoli settori produttivi. La proposta mia e della Lega è di prevedere per legge l’acausalitá dei contratti a termine per 24 mesi e poi lasciare alla contrattazione collettiva e aziendale l’estensione fino a 36 mesi. Ne stiamo discutendo. Come pure pensiamo che il decreto Trasparenza sia troppo rigido e burocratico: bisogna snellire le comunicazioni da fare al lavoratore”, ha continuato. Il salario minimo “non è nel menú di questo decreto. E non abbiamo intenzione di introdurlo per legge. Ma di lasciare spazio anche qui alla contrattazione tra le parti”. Nel 2023 già 7 morti sul lavoro in quattro giorni. Oltre mille l’anno scorso: “Il 12 gennaio abbiamo un primo tavolo di confronto con le parti sociali. Il tema -ha sottolineato il sottosegretario- è molto caro alla ministra Calderone. Si tratta di un’emergenza sociale: impensabile avere mille morti all’anno. Fa male. Vogliamo capire quali settori hanno bisogno di norme piú stringenti. E quali piú innovative. L’Inail deve incidere di piú”. I vertici di Inps e Inail “sono in scadenza, stiamo valutando” se cambiarli.

Sulla riforma delle pensioni per il 2024, “il 19 gennaio cominceremo a parlarne con i sindacati. Bisogna mettere tutte le vie d’uscita a sistema, intervenire in modo strutturale. Dare certezze ai giovani che hanno buchi di contribuzione in carriera, anche defiscalizzando le aziende che li coprono. Aiutare le donne e madri. E introdurre Quota 41 secca”. Per ora c’è un ibrido, Quota 103: sembra fatta per non essere scelta con i vari paletti. “Ogni paletto riduce platea e spesa: inevitabile, con i saldi a disposizione della manovra. Ma ricordo che la platea della nostra Quota 103 è tre volte quella di Quota 102 del governo Draghi. Il tetto all’assegno fino a 67 anni riguarda stipendi medio-alti che sarebbero rimasti al lavoro in ogni caso, quasi ininfluente”. Sui paletti a Opzione Donna “ricevo tante mail, so che c’è un disagio. Stiamo cercando di trovare coperture per ripristinare i vecchi requisiti
di uscita a 58-59 anni senza limiti di figli o altro, almeno per sei mesi. In ogni caso le donne saranno beneficiate dalla riforma complessiva delle pensioni che vogliamo mettere in campo”, ha concluso.

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