Sulle nomine Giorgia Meloni ha insistito per avere l’ultima parola nella scelta degli AD delle big 5, le partecipate pubbliche di maggior rilievo con i vertici in scadenza nelle prossime settimane. Diverso il discorso sulle presidenze, su cui invece ci potrebbe essere una sorta di riequilibrio tra le forze della maggioranza, in uno schema che vedrebbe due caselle a FdI, due alla Lega e una a FI. Gli azzurri sarebbero stati accontentati con il posizionamento di Paolo Scaroni alla presidenza dell’Enel. La Lega punterebbe tutto sull’Eni, dove è praticamente certa la riconferma di Claudio Descalzi, manager molto apprezzato per impegno e risultati, anche nell’ottica di quel Piano Mattei per l’Africa cavallo di battaglia della premier per contenere in prospettiva i flussi di migranti. A Leonardo lascerebbe la presidenza Luciano Carta (qualcuno dice per spostarsi a Poste) e al suo posto sarebbe pronto il generale Giuseppe Zafarana, attuale comandante della GdF in scadenza a maggio. Il confronto continua serrato, l’obiettivo è quello di avere l’intesa complessiva entro domani, quando andrà depositata la lista di Poste.
Matteo Salvini liquida le tensioni come “fantasie”, ma il suo capogruppo alla Camera Riccardo Molinari osserva che “sarebbe bizzarro che fosse un solo partito a indicare i nomi a discapito degli altri”, un messaggio agli alleati nemmeno troppo implicito. Ma sia Lega sia Fratelli d’Italia sono consapevoli che non possono uscire divisi: i contatti e i confronti sono continui, anche perché oltre a Presidenti e Ad vanno individuati anche i consiglieri del Cda. Ieri comunque in Cdm non se n’è parlato, anche se a margine della riunione ci sarebbe stato qualche scambio.
Lo schema per gli AD che la premier presenta agli alleati (ai tavoli c’erano anche il sottosegretario Giovambattista Fazzolari, Gianni Letta a fianco ad Antonio Tajani per Fi, Alberto Bagnai e Andrea Paganella insieme a Matteo Salvini per la Lega) prevede una donna ai vertici di almeno una delle 5, come la Premier aveva promesso in pubblico in occasione dell’8 marzo; si dovrebbe trattare di Giuseppina di Foggia, attuale vicepresidente di Nokia, che dovrebbe sbarcare a Terna, mentre l’attuale AD Stefano Donnarumma dovrebbe traslocare all’Enel. A guidare l’Eni rimarrà Claudio Descalzi, uno dei pochi punti fermi fin da quando è iniziato il walzer delle nomine, così come dovrebbe restare al suo posto l’amministratore delegato di Poste Matteo Del Fante. La vera novità, su cui la Meloni si è impuntata pur consapevole di scontentare il suo Ministro della Difesa, è Roberto Cingolani, che la premier ha voluto al suo fianco come consulente nel passaggio del testimone col governo Draghi e che ora vuole promuovere ad amministratore delegato di Leonardo; Crosetto avrebbe preferito Lorenzo Mariani, ad di Mbda.
