La premier Giorgia Meloni in una dettagliata intervista con il Foglio descrive la visione dell’Italia, quella che si delinea tra Pnrr, Mes, riforma fiscale, migranti e soprattutto il presidenzialismo.
Il Patto di stabilitá: “Se non sarà davvero ‘nuovo’, allora diventerà un altro problema e non la soluzione. Per questo si deve puntare alla crescita. Non sostengo che si debba rinunciare alla stabilità dei conti, anzi per noi è una priorità, ma chi sta fermo di solito non va da nessuna parte”. Le parole della presidente del Consiglio. “Il Patto deve essere dinamico, flessibile, dare la possibilità di liberare il potenziale di ogni nazione in un mercato unico europeo che, tra l’altro, non può sopravvivere agli attuali squilibri fiscali”, ha aggiunto, sottolineando che “al negoziato su questo tema si associa naturalmente una dimensione nuova sull’uso delle attuali risorse esistenti in Europa: se non c’è accordo su un nuovo Fondo di sviluppo, allora si liberino gli altri fondi introducendo una regolamentazione non restrittiva, in piena coerenza con il nuovo Patto di stabilitá (e crescita), nell’ambito del quale dovremmo ragionare di escludere alcuni investimenti -quelli per la transizione ecologica e digitale ma anche quelli per la difesa – dal computo del debito”. “Con questa visione, il protezionismo di Washington non sparisce, ma a esso si risponde con la concorrenza aperta e leale tra noi e gli Stati Uniti, con nuove partnership commerciali transatlantiche, con politiche allineate delle banche centrali sui tassi e la gestione delle crisi (ricorrenti e sempre piú ravvicinate), di collaborazione virtuosa dell’occidente per contrastare il vero pericolo per le nostre economie trasformatrici, la Cina e le altre economie non piú emergenti, ma emerse e in piena rivoluzione industriale”, ha detto.
Pnrr: “Le tre prioritá? In realtá è una: non perdere soldi. E noi questo faremo, riportando le cose alla loro dimensione di progettazione e fattibilità”. “Il Pnrr è una sfida per tutti, ma alcune cose vanno dette: lo abbiamo ereditato dai precedenti governi e il tentativo di mettere sulle spalle del mio esecutivo il peso di scelte sbagliate e ritardi ha il fiato corto” ha aggiunto Meloni sottolineando che “gli italiani sanno benissimo come stanno le cose. Detto questo, siamo guidati dall’interesse nazionale e faremo tutto quello che serve per raggiungere gli obiettivi fissati”. “Stiamo lavorando con la Commissione europea e intendiamo avvalerci di tutti i mezzi a nostra disposizione per realizzare le opere e fare le riforme necessarie”, ha proseguito la premier precisando che “il Pnrr soffre degli stessi problemi di altri strumenti concepiti prima del cambio dello scenario geopolitico. Siamo in un`economia di inflazione alta, rialzo dei tassi e guerra, non piú di emergenza post pandemia. Il Pnrr ha problemi di costi delle opere – aumentati a causa del rialzo dei prezzi dei materiali da costruzione, non solo dell`energia – e ha un approccio ideologico di cui risente una certa transizione green calata dall`alto che ha bisogno di una correzione di rotta: difetta di pragmatismo e per calarlo nella realtà italiana (come in quella di altri stati) servono determinazione e calma, velocitá e ponderazione. Una cosa è scriverlo (in qualche parte, male) a tavolino, un`altra è realizzare i progetti”.
Mes: “il negoziato è in corso e mi pare evidente che alcuni strumenti dell`Unione europea vadano aggiornati alla luce del nuovo scenario geopolitico”, ha detto la premier nell’intervista al Foglio. “Il Mes è stato concepito quando eravamo in un altro mondo e nemmeno allora è stato utilizzato. Si tratta di uno strumento, non di una religione, e gli strumenti devono essere aggiornati, utili ed efficaci. Se deve contrastare le crisi finanziarie, allora non solo è sottodimensionato ma soprattutto non serve allo scopo. Mi pare sufficiente guardare in Europa a cosa è successo nel collasso del Credit Suisse”, ha spiegato Meloni sottolineando che “è quindi decisamente piú serio pensare a costruire un’Unione bancaria forte. Se invece il Mes si trasforma in un veicolo per la crescita – cioè quello di cui oggi ha bisogno un’Europa che affronta l’impatto economico della guerra in Ucraina con l’affrancamento dalla Russia, la concorrenza tra blocchi e i cambiamenti profondi provocati dalla pandemia, pensi all’impatto sul commercio al dettaglio, all’esplosione del commercio digitale e alle modalitá di lavoro flessibile – allora siamo pronti a discutere”. “Questa è la linea del mio governo. Far proprio uno strumento obsoleto non mi pare un’operazione lungimirante. Sono cose che condividono anche altri stati che hanno ratificato il Mes. Per l’Italia è una questione di obiettivi, di merito e sostanza, non di forma”.
Capitolo migranti: “l’immigrazione non è un tema ‘a parte’ rispetto al quadro geopolitico generale: “Il conflitto in Sudan, la presenza del gruppo Wagner in Africa, come ha ricordato il presidente Mattarella, sono un altro capitolo della ‘lunga guerra’ tra potenze vecchie, nuove ed emergenti”, ha detto la premier Giorgia Meloni in un’intervista al Foglio. “Nell’ultimo Consiglio europeo questo dato di realtá è emerso con chiarezza e abbiamo accolto con soddisfazione il dibattito per la qualitá e le decisioni che sono maturate. Ho informato i partner europei e non solo ho trovato ascolto, ma piena collaborazione. Tutti ora sanno quali sono i problemi e le dimensioni della sfida. Non è piú tempo di discutere, ma di agire”, ha aggiunto Meloni precisando che “l’Unione europea ha dato una prima risposta alle nostre analisi e proposte: in soli due Consigli a Bruxelles, quello del 9 febbraio e quello del 23 marzo, siamo riusciti a far cambiare paradigma. Noi abbiamo chiuso l’era in cui l’Italia taceva. Rivendichiamo il nostro ruolo attivo e chiediamo che
anche gli altri Stati costruiscano con noi una nuova politica migratoria europea”.
Presidenzialismo, la madre di tutte le riforme immaginate dalla premier: “La nostra Costituzione è stata concepita con un bicameralismo perfetto, un presidente del consiglio senza scettro, un presidente la Repubblica custode della carta, una magistratura autogovernata. Sembra l`ideale, ma la storia mostra a tutti noi che abbiamo problemi di governabilitá, che non possono continuare perché così perdiamo tutti”. Le parole della premier. “Viviamo in una realtá accelerata, le sfide sono multiple e su vari livelli, ci confrontiamo con altre nazioni che agiscono con rapiditá. Rafforzare la democrazia significa renderla piú efficiente e vicina ai bisogni immediati dei cittadini della Repubblica”, ha aggiunto Meloni sottolineando che “il presidenzialismo è la risposta a questi bisogni. La forma sará oggetto di discussione parlamentare, ma la sostanza è un tema chiaro a chiunque viva nella realtá di ogni giorno, possiamo riformare tutte le leggi, avremo sempre il problema di riscrivere quella fondamentale che poi le governa tutte. Pesi e contrappesi sono necessari, un’architettura bilanciata è la bussola, ma la lentezza e l’immobilismo sono un nemico della contemporaneitá, che alla fine vince sempre”. “La nostra Repubblica può voltare pagina – si è detta certa la premier -. La democrazia italiana può divenire ancora piú forte e solida attraverso una riforma in senso presidenziale dello Stato. Con due obiettivi: maggiore stabilitá di governo e rapporto diretto tra elettori e capo dell’esecutivo. Su questi presupposti sono disponibile a ogni ipotesi. Una riforma che io considero fondamentale e che può rappresentare anche una potente misura di sviluppo economico. Avere istituzioni piú stabili ed efficienti significa poter godere di una maggiore affidabilitá a livello internazionale e riuscire a concentrare le energie su grandi obiettivi strategici e di lungo termine”.
Fisco, altra riforma cardine della missione del governo di Meloni. “La delega fiscale è uno strumento di entrata in un mondo nuovo, l’obiettivo è talmente semplice da apparire rivoluzionario: dare al fisco una dimensione di equitá e certezza. Si aspetta una riforma strutturale del sistema tributario dagli anni Settanta, la riforma introdurrá una riduzione della pressione fiscale su cittadini, famiglie e imprese”. “Tra i numerosi interventi, procediamo alla revisione dell’intero meccanismo dell’Irpef con la riduzione a tre aliquote, prevediamo una flat tax per tutti sul maggior reddito dichiarato rispetto alle annualitá precedenti, abbassiamo l’aliquota Ires per le imprese che investono o assumono e mettiamo mano alla giungla delle tax expenditures, agevolazioni ed esenzioni, che oggi conta piú di 600 voci e 125 miliardi di spesa pubblica”, ha sottolineato la premier. Quanto all’evasione fiscale, “è chiaro che non è efficace combatterla solo con misure repressive: dal 2000 a oggi è sempre oscillata tra i 75 e i 100 miliardi di euro. Bisogna cambiare impostazione per favorire un rapporto meno conflittuale tra il fisco e il contribuente. Con l’istituzione del concordato preventivo biennale e il rafforzamento dell’adempimento collaborativo riscriviamo le regole della lotta all’evasione fiscale che diventa preventiva e non piú solo repressiva e il contribuente viene incentivato a collaborare con il fisco”, ha proseguito Meloni. “Guardi i numeri del `magazzino fiscalè italiano: è pari a circa 1.153 miliardi di euro, 174 milioni di cartelle, di queste un 30 per cento sono cartelle notificate prima del 2010, un altro 30 per cento sono cartelle notificate tra il 2011 e il 2015. Sono cartelle che interessano piú di 20 milioni di contribuenti e per ogni 100 euro riscossi, l’amministrazione ne spende quasi 10”.
