Ue pressa sul Mes, il Governo ragiona sulla riforma del Patto di stabilità

La riforma del Patto di stabilità è un “passo avanti” ma non tiene conto della necessità per i Paesi Ue di scorporare da debito e deficit tutta quella gamma d’investimenti e spese che stanno segnando l’Europa degli ultimi mesi e che Bruxelles stessa ritiene necessari. È in questo assunto che si concentrano le non poche perplessità del Governo italiano rispetto alla nuova governance economica delineata dalla Commissione e che, probabilmente, emergeranno già in una riunione dei ministri delle Finanze europei prevista per domani e sabato a Stoccolma. Per l’Italia si preannuncia caldissimo il fronte del Mes: l’Europa sulla mancata ratifica sta finendo la pazienza ma Palazzo Chigi tiene il punto: il Mes “va aggiornato e trasformato in veicolo per la crescita” dicono da Chigi.

Sul fronte economico, da qui all’estate tra Ue e Italia si prospetta un intensissimo confronto che ruoterà attorno a tre pilastri: il Patto di stabilità, le modifiche al Pnrr e la ratifica del Mes. Si tratta di tre punti solo apparentemente slegati; i primi due per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sono legatissimi. “Avevamo chiesto con forza l’esclusione delle spese d’investimento, ivi incluse quelle tipiche del Pnrr digitale e Green deal, dal calcolo delle spese obiettivo su cui si misura il rispetto dei parametri. Prendiamo atto che così non è”. Quindi, se il nuovo Patto di stabilità non prevede alcuna golden rule, i Paesi membri a elevato debito saranno chiamati a concentrarsi solo su quegli investimenti che portano a un calo del deficit e del debito rispetto al Pil con il rischio, quindi, di deviare dalle priorità che, attraverso il Next Generation, l’Ue ha impresso nei Pnrr dei Paesi membri. Secondo le simulazioni, se il rientro fosse spalmato sui 4 anni si prospetterebbe una correzione dello 0,85% del Pil (14-15 miliardi) se di sette dello 0,45% (6- 8,5 miliardi); in ogni caso, comunque, si tratterebbe di un aggiustamento inferiore a quello richiesto all’Italia con le regole attuali.

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